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Il Libano s’infiamma. L’Idf estende l’offensiva oltre la linea gialla

Blitz di terra pure al di là del fiume Litani: 28 morti. Ma Trump ordina di non colpire Beirut

Il Libano s’infiamma. L’Idf estende l’offensiva oltre la linea gialla
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L'esercito israeliano ha iniziato a operare via terra in Libano oltre la linea gialla. «Siamo in guerra con Hezbollah, ho ordinato di premere ancora più forte sull'acceleratore», ha tuonato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, il cui governo ha approvato l'estensione dell'offensiva oltre la linea gialla nel sud del Paese, con incursioni via terra e raid ma escludendo Beirut, come ha chiesto l'amministrazione Trump.

Il conflitto tra Stato ebraico e Partito di Dio, che in sole 24 ore ieri ha provocato una trentina di vittime, potrebbe minacciare i negoziati tra Stati Uniti e Iran. Israele e Hezbollah, alleato del regime degli ayatollah, continuano a scontrarsi nonostante la tregua del 16 aprile. L'Idf ha affermato di aver colpito oltre 70 siti del Partito di Dio in tutto il Paese dei cedri nelle ultime 24 ore. Tuttavia, finora Israele ha evitato di bombardare il gruppo sciita a Beirut e in altre località al di fuori del Libano meridionale, a causa delle pressioni di Washington per evitare di far saltare i colloqui con Teheran.

La Repubblica islamica ha chiesto la cessazione dei raid di Tel Aviv in Libano come condizione per i negoziati con gli Stati Uniti, finalizzati a porre fine al conflitto. Lo stesso esercito dello Stato ebraico ha ammesso di faticare a contrastare la minaccia quotidiana degli attacchi con droni di Hezbollah contro le sue truppe in Libano e contro le comunità nel nord di Israele. Lo scambio di fuoco è incessante. Il gruppo sciita ha riferito di scontri ravvicinati con soldati israeliani che stavano «avanzando verso Zaoutar el-Sharqiyé», una città nel distretto di Nabatieh, situata a nord del fiume Litani e al di fuori della «zona cuscinetto» stabilita di fatto dallo Stato ebraico nel sud.

Il Partito di Dio ha affermato di aver utilizzato missili, proiettili di artiglieria e droni kamikaze e ha specificato che questi combattimenti sono avvenuti dopo che il villaggio è stato bombardato da parte degli israeliani.

Secondo quanto riportato da Ynet, i soldati dello Stato ebraico hanno iniziato a effettuare già negli ultimi giorni operazioni via terra oltre il fiume Litani, che delimita la «linea gialla» della tregua armata, con l'obiettivo di allontanare ulteriormente dal confine israeliano Hezbollah e in particolare la minaccia dei droni esplosivi. Le vittime intanto crescono. L'Agenzia nazionale di stampa libanese fa sapere che i soccorritori hanno recuperato 12 corpi in seguito alle incursioni israeliane sulla città di Mashghara, nel sud. Nella notte di ieri, l'esercito di Tel Aviv ha continuato l'escalation, bombardando decine di città nei distretti di Nabatieh, Jezzine, Tiro, Bint Jbeil e Sidone. La popolazione ha iniziato a fuggire dai sobborghi meridionali di Beirut, dal quartiere di Dahiyeh, noto come roccaforte di Hezbollah, per timore di una nuova offensiva israeliana sulla capitale.

Mentre nello Stato ebraico, i leader locali delle comunità lungo il confine settentrionale hanno annunciato la chiusura delle scuole. La tensione sale. Il capo di stato maggiore dell'Idf, il generale Eyal Zamir, avrebbe dichiarato ai ministri, durante una riunione sulla sicurezza, che «gli edifici nel quartiere di Dahiyeh a Beirut dovrebbero essere demoliti» in risposta alla minaccia dei droni. Il movimento sciita considera i colloqui tra Israele e Libano una minaccia esistenziale, teme che un cessate il fuoco potrebbe privarlo del suo potere.

La pazienza dello Stato ebraico nei confronti di Hezbollah sembra sia giunta al termine.

«La verità è che abbiamo le mani legate, e questo deve cambiare presto», ha detto un funzionario di Tel Aviv. Netanyahu ha riferito che durante una telefonata, pure il presidente Trump ha «riaffermato il diritto di Israele a difendersi dalle minacce su tutti i fronti, Libano compreso».

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