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Aziende

Genova, continuano le proteste dei lavoratori dell’ex Ilva di Cornigliano. Occupato l’aeroporto

La manifestazione è stata decisa dopo la notizia della richiesta di una nuova cassa integrazione da parte dell’azienda

Un momento dell'assemblea degli operai ex Ilva davanti allo stabimento di Cornigliano, Genova, 19 ottobre 2026. ANSA/LUCA ZENNARO

Continuano a Genova le proteste dei lavoratori dello stabilimento ex Ilva di Cornigliano. Dopo l’assemblea tenuta stamani ai cancelli della fabbrica si sono mossi in corteo e si sono recato all’aeroporto, occupandolo.

La manifestazione è stata decisa dopo la notizia della richiesta di una nuova cassa integrazione da parte dell’azienda. La mobilitazione a oltranza punta a ottenere risposte immediate dal ministero dopo l’invio della pec di venerdì con cui i commissari hanno disposto un incremento della cassa integrazione a fronte della mancanza di approvvigionamenti di coils. “Resteremo qui - ha urlato Armando Palombo (Fiom) tra gli applausi e i cori dei lavoratori - finché questo governo non ci dà una risposta. Finché il governo, che ha messo i commissari, non fa alzare il culo ai commissari da Roma e ci dà una risposta chiara, molto chiara”. I lavoratori avevano inizialmente lasciato un corridoio aperto perché i passeggeri presenti potessero imbarcarsi. Poi si sono seduti a terra, picchiando con i caschi sul pavimento.

Al momento è stato nuovamente chiuso l’accesso alle partenze. Gli operai ex Ilva, che bloccano lo scalo da questa mattina, avevano consentito l’accesso ad alcuni passeggeri, in particolare ai soggetti fragili. Dopo l’indiscrezione giunta dal tavolo della prefettura di Genova, secondo cui i commissari “non cedono” sul ritiro della procedura di cassa integrazione, è stato deciso di chiudere nuovamente l’accesso alle partenze. E in uno scenario carico di tensione e preoccupazione, un gesto di tenerezza, prima di fare passare gli ultimi passeggeri. In coda anche una mamma con un bambino di pochi mesi a cui è stato fatto indossare un caschetto da operaio.

“Ci mettono nelle condizioni di forzare e forzeremo, tanto per essere molto chiari. Perché in questo paese se le questioni non esplodono non si arriva a capo di nulla”, ha detto Armando Palombo (Fiom) aprendo l’assemblea, “Mercoledì hanno firmato a Roma e inviato al prefetto una lettera che garantiva la continuità produttiva. Venerdì, a mezzanotte, hanno inviato una Pec prendendo in giro tutta la città: chi firma mercoledì una carta bianca e venerdì una nera è uno scellerato. Genova non può aspettare dieci anni per il green mentre il mercato tira: i rotoli devono arrivare subito”.

Nicola Appice (Fim Cisl) ha posto l’accento sulla vertenza complessiva e sull’imminente pronunciamento della Cassazione per Taranto: “I tre giorni sotto la prefettura sembravano aver garantito una fornitura temporanea di 35 mila tonnellate di coils per non fermare Genova. Poi venerdì è arrivata la comunicazione di una cassa integrazione che rischia di bloccare interi reparti, compresi quelli impiegatizi. Se si fermano quelli, rischia di bloccarsi tutta la lavorazione rimasta. Serve garantire gli approvvigionamenti subito: siamo pronti a qualsiasi cosa per salvare il lavoro”.

A chiudere gli interventi dal palco è stato Fabio Ceraudo, di Usb, che ha ribadito la necessità per Genova di difendere il proprio presidio industriale.

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