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Cronaca internazionale

Ceuta, Sanchez era stato avvertito: i dossier che smentiscono il governo

L’intelligence militare aveva segnalato una “entrata massiccia” già tre giorni prima. Poco prima dell’assalto la polizia parlava di “rischio estremo di collasso”. E ora il ministro dell’Interno Marlaska finisce nel mirino

Il governo spagnolo sapeva. E soprattutto era stato avvertito con parole difficili da equivocare. A mettere ulteriormente in difficoltà l’esecutivo di Pedro Sanchez sulla gestione della crisi di Ceuta sono due rapporti riservati rivelati da El Mundo, che documentano come nei giorni precedenti all’assalto del 30 luglio fossero già scattati gli allarmi per una possibile “entrata massiccia” di migranti e per un “rischio estremo di collasso”. Attenzione: la parola “estremo” è scritta in maiuscolo, sottolineata e in grassetto.

Il primo avvertimento risale al 27 luglio e arriva dall’intelligence militare. Il Regimiento 32 de Guerra Electronica dell’Esercito segnalò al Centro de Inteligencia de las Fuerzas Armadas (CIFAS) che gli stessi agenti marocchini di frontiera avevano raccolto informazioni sulla possibilità di una grande ondata verso Ceuta tra la notte del 29 e il 30 luglio, in coincidenza con la Festa del Trono marocchina. La probabilità di un “massiccio afflusso di migranti irregolari” veniva giudicato “molto probabile”.

L’allarme venne successivamente trasmesso lungo la catena di comando militare. E poche ore prima dell’assalto arrivò un secondo avvertimento, questa volta dalla Policia Nacional. Il Centro Nacional de Inmigracion y Fronteras (CENIF) parlava espressamente di ”rischio estremo di collasso” e di una minaccia con “carattere immediato”. Non una generica segnalazione, dunque, ma un avviso accompagnato dall’indicazione di una mobilitazione di massa organizzata attraverso social network e applicazioni di messaggistica.

Le rivelazioni complicano la posizione del ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska, che il 28 agosto aveva sostenuto davanti al Congresso che gli avvertimenti ricevuti non permettevano di prevedere la reale “portata” della crisi. Una versione che aveva già provocato uno scontro interno al governo con il ministro della Difesa Margarita Robles, convinta invece dell’esistenza di informazioni preventive sufficientemente precise. I documenti pubblicati dal quotidiano spagnolo sembrano ora dare ragione a Robles.

Resta allora una domanda inevitabile: perché davanti ad allarmi tanto espliciti la risposta fu così debole? Quando migliaia di persone iniziarono ad attraversare la frontiera, secondo El Mundo erano presenti appena cinque guardie civili e quattro uomini del reparto subacqueo. L’Esercito sarebbe arrivato soltanto nel tardo pomeriggio, quando ormai il dispositivo era stato travolto.

E c’è un altro elemento destinato ad alimentare le polemiche. Le informazioni iniziali provenivano anche da agenti marocchini e, secondo quanto ricostruito dal quotidiano, diversi gendarmi avrebbero successivamente partecipato direttamente all’operazione, arrivando in alcuni casi a guidare i migranti verso il confine.

Persino la Guardia Civil, la sera precedente, aveva segnalato la presenza di almeno tre mila persone pronte a tentare l’ingresso a nuoto. Un allarme finito addirittura sulla prima pagina di El Mundo. Altro che crisi imprevedibile: gli avvertimenti c’erano. Il problema, semmai, è capire perché siano rimasti senza una risposta adeguata.

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