Sigfrido Ranucci, l’ex conduttore di Report scrive un lungo messaggio sui social in cui attacca la Rai e la scelta dei due nuovi conduttori definendoli “due persone che mortificano le professionalità che per 30 anni hanno fatto la storia di Report e del servizio pubblico”. E continua: “Il mio non è un addio, non condurro’ Report ma condurro’ la battaglia più importante della mia vita per la libertà di stampa, lo farò per i miei figli e per i vostri, mi rifiuto di lasciare alle future generazioni questo mondo mostruoso, governato da persone mostruose e vigliacche che non tollerano il giornalismo libero e i magistrati indipendenti. Vi voglio bene, grazie per la vostra passione e dedizione che mi ha accompagnato per 30 anni. Stasera sarò a Favignana domani ad Agrigento al teatro Efebo, e il 30 a Folrinas vicino Alghero per Diario di un Trapezista”.
In più, come se non fosse sufficiente, attacca le testate giornalistiche che hanno soltanto fatto il loro lavoro, il gruppo Angelucci. E scrive: “Sono venuto a conoscenza dall’Ansa che la Rai mi ha sospeso dalla conduzione di Report. Il motivo è che avrei messo a repentaglio la credibilità di Report in seguito ai 2800 articoli in due mesi fatti dai giornali del gruppo Angelucci e comunque di governo, anche da parte del fuoco amico della Rai. Cioe’ da coloro che sono stati ringraziati ieri da Mollicone per aver sollevato “cunei d’ombra” sul sottoscritto".
In serata intervenendo da Favignana, a margine della messa in scena del suo spettacolo teatrale “Diario di un trapezista”, è tornato di nuovo all’attacco: “Non accetterò quello che ha proposto la Rai perché è un tornare indietro”.
“Ringrazio il Tg3 e Rainews per l’asilo politico”, ha aggiunto, “Io non capisco perché se non sono adatto per Report ‚dovrei essere adatto per il Tg3 o Rainews. La terza alternativa era la sede di corrispondenza al Cairo. Non sanno evidentemente che io vivo sotto scorta anche da prima dell’attentato e al Cairo, all’estero, sarei senza scorta. Forse auspicano che potrei fare la fine di Regeni”, ha detto ancora Ranucci. “Sono rimasto abbastanza perplesso. Poi Il Cairo ultimamente è stato usato un po’ come la Siberia, ci mandano i deportati da altre parti”, ha spiegato.
L’ormai ex conduttore di Report ha poi dedicato un passaggio anche alla redazione: “Fanno bene a dimettersi perché quei nomi vanno bene per altre cose ma non per Report. È uno schiaffo alla meritocrazia, alla squadra di Report e a quello che ha saputo dimostrare in questi anni, alla sua storia, alla sua indipendenza”. Il riferimento, di nuovo, è alla nomina di Presutti e Piervincenzi e alla possibilità che i giornalisti di Report si dimettano in massa in segno di protesta. “Credo che questo sia un progetto per chiudere Report e ci sono riusciti perfettamente, indipendentemente dalle mie responsabilità”, ha aggiunto il giornalista, che poi ha parlato delle polemiche legate ad alcuni articoli pubblicati nelle scorse settimane. “Che c’è un sistema è emerso chiaramente quando ieri Mollicone - ha concluso - ha ringraziato tutti i giornalisti del gruppo Angelucci e le piattaforme che hanno rilanciato certi contenuti perché, uso le sue parole, hanno sollevato dubbi . Dubbi, a mio avviso, funzionali a gettare un’ombra sui miei comportamenti con articoli falsi che erano propedeutici alla decisione di sostituirmi”.
Per il suo legale è tutt’altro che una partita chiusa. Roberto De Vita reagisce alla decisione della Rai con parole durissime e annuncia una battaglia che, nelle sue intenzioni, andrà oltre il destino professionale del giornalista.
“La decisione della Rai condanna la vittima di un attentato, Report e l’indipendenza dell’informazione pubblica”, afferma in una nota, trasformando il caso Ranucci in una questione che riguarda più la libertà del giornalismo investigativo. Il legale lega la mancata conduzione del programma alla vicenda dell’attentato subito dal giornalista. La Rai ha infatti dato tre possibili ricollocazioni per Ranucci all’interno dell’azienda. De Vita, però, guarda già allo scontro che verrà. “Sigfrido Ranucci, per adesso, non condurrà Report ma condurrà la più importante battaglia per la difesa della libertà del giornalismo d’inchiesta, in ogni sede”.
La linea è sempre la stessa dei giorni scorsi, quando aveva già denunciato un “accanimento” nei confronti del suo assistito e chiesto alla Rai di tutelarlo. E quindi ora, con Ranucci fuori dalla conduzione, lo scontro si sposta sul terreno della difesa del suo ruolo e è destinato a proseguire chiaramente “in ogni sede”.
