Estrae l'arma, agente alla gogna. Ma la verità del video è un'altra

Al porto di Civitavecchia scoppia il caos. La rivolta di alcuni tunisini. Tre persone in manette. Arresti confermati dal giudice

Estrae l'arma, agente alla gogna. Ma la verità del video è un'altra

Daji contro al poliziotto che estrae la pistola, manco avesse crivellato di colpi qualcuno. Il video diffuso online su quanto successo al porto di Civitavecchia è diventato in poche ore virale. E in perfetto stile italiano si è subito trasformato in una gogna mediatica.

Tutto inizia ieri sera quando su Twitter si diffonde un video che mostra un alterco piuttosto animato tra due operatori della polizia di Frontiera di Civitavecchia e alcuni tunisini. Un gruppo di persone circonda gli agenti, poi partono alcuni spintoni, uno dei due uomini in divisa rifila un ceffone ad uno dei presenti e infine estrae la pistola. "Guarda che ti sparo, eh", urla nella concitazione del momento.

Apriti cielo. Nel Paese in cui pure il taser diventa un'arma al limite della tortura, se un poliziotto urla "ti sparo" è come se avesse scaricato l'intera cartuccia su un innocente. In stile Usa, avete presente? E infatti online si sprecano commenti del tipo "è follia", "ma cosa siamo diventati", "l'Italia salviniana", "si sentono intoccabili", "far west" e via dicendo. Pure Peppe Civati incornicia il tutto con un laconico "la deriva", come se ci fosse scappato il morto. E alcuni quotidiani non mancano di criticare la "reazione dell'agente" che appare "decisamente sproporzionata rispetto al contesto".

Ecco, il contesto. "Chiedo a chi giudica: voi cosa avreste fatto?", domanda Maurizio Germanò, segretario romano del Siap. Già: cosa avreste fatto? Perché quel video mostra solo "la seconda parte di quanto successo". È una visione parziale e che non tiene conto "dell'adrenalina del momento", del sentirsi accerchiati, delle persone intorno. "Stare lì è difficile - dice Germanò - Non è come in un talk show".

Come ilGiornale.it è in grado di ricostruire, il patatrac ha luogo attorno al molo 28 di Civitavecchia, dove la "Catania" aveva attraccato in attesa di ripartire per Tunisi. "Quella nave carica fino a 900-1000 persone", ci fa sapere una fonte di polizia. "Aveva un'avaria ed è arrivata in notevole ritardo". Sarebbe bastato informare i passeggeri, che invece restano per ore "sotto lo schioppo del sole". Poi improvvisamente si diffonde la voce "che l'imbarcazione non sarebbe partita". E così esplodono "fortissime proteste".

A quel punto due guardie giurate chiamano allarmate il 112, raccontando di essere state aggredite e accerchiate. Avvicinandosi al molo, i poliziotti vengono bloccati da una Mercedes grigia con targa francese che impedisce l'accesso in entrata e in uscita dalla "Catania". Insomma: il caos più totale.

La versione ufficiale delle autorità afferma che "gli operatori intervenuti si sono trovati di fronte molte persone dagli animi esagitati che pretendevano di imbarcarsi immediatamente". I poliziotti sul momento tentano di ripristinare la viabilità ("spostate la macchina", urlano), ma i proprietari del mezzo non intendono ascoltare. La protesta esaspera gli altri automobilisti, in un domino di tensione molto pericoloso. E infatti gli agenti vengono "accerchiati e strattonati fino a quando un cittadino tunisino" colpisce "all'addome uno dei due operatori".

"Offese e strattonamenti", si legge nella nota della polizia, continuano per diversi minuti. La sproprozione tra i due agenti e le centinaia di persone al molo costringe le divise a chiamare i rinforzi e a difendersi. "Per una cazzata può scatenarsi l'inferno", precisa la fonte. È in questo contesto che uno dei due poliziotti colpisce con uno schiaffo un uomo ed estrae la pistola "a scopo intimidatorio e al solo fine di evitare ulteriori sopraffazioni". Nessun morto, né feriti. Anzi: tre tunisini finiscono in manette per lesioni, offese e resistenza a pubblico ufficiale (arresti poi convalidati dal giudice).

Messi in fila i fatti, ora passiamo alle opinioni. I poliziotti non capiscono, ancora una volta, perché sia partita una caccia allo "sbirro cattivo". "Qui parliamo di una situazione radicata dove gli extracomunitari la fanno da padrone - attacca Germanò - Loro reagiscono, ti mettono le mani addosso. Non hanno timore delle divise, ci sbeffecciano e non ci rispettano". Una situazione paradossale, che nessun'altra nazione europea permetterebbe. Ma l'Italia sì. Anzi, alla fine c'è pure chi si scaglia contro i tutori dell'ordine (salvo poi versare lacrime di coccodrillo se qualcuno viene accoltellato come a Tor Bella Monaca).

C'è poi da considerare un problema operativo. "Lasciare due uomini da soli in quel modo - fa notare Germanò - non denota buona organizzazione".

Certo è che se chiunque può permettersi di reagire impunemente all'ordine di un poliziotto e magari mettergli pure le mani addosso, ogni discussione diventa inutile. A questo punto meglio tenere la pistola nella fondina. O dotare gli agenti di fucili ad acqua. Almeno si risparmierebbero le critiche.

Commenti
Disclaimer
I commenti saranno accettati:
  • dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
  • sabato, domenica e festivi dalle ore 10:00 alle ore 18:00.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica