Tra i volontari pure la Ong islamica che sollevò molti sospetti

Vicino all'Ordine di Malta e alla Protezione Civile anche due volontari della Islamic Relief, inserita da Israele tra le Ong che sostengono il terrorismo

Tra i volontari pure la Ong islamica che sollevò molti sospetti

Fa una certa impressione, bisogna dirlo, vedere i volontari dell'Ordine di Malta spalla a spalla con quelli della Islamic Relief, una Ong musulmana. Da una parte le magliette bianche con la croce e otto punte. Dall'altra le t-shirt blu su cui è disegnato il minareto di una moschea.

Il dramma del terremoto abbatte anche questi muri. Veri o presunti che siano. I ragazzi della Islamic Relief si sono dati molto da fare, come tutti gli altri, per scaricare scatoloni di aiuti e prestare soccorso. Eppure questa Ong, che è attiva in molti Paesi e ha sede a Londra, è più volte finita nell'occhio del ciclone a livello internazionale: alcuni Paesi la considerano connivente con organizzazioni terroristiche; altri l'accusano di non lavorare per l'umanità intera ma solo per la "Umma" islamica. E anche in Italia non sono mancate numerose critiche.

Chi è Islamic Relief

Andiamo con ordine. Innanzitutto Islamic Relief è stata fondata In Gran Bretagna nel lontanto 1984. Gli ispiratori di questa opera di carità musulmana sono Hany El-Banna, Essam El Haddad, Mohammed El-Alfy e Ihsan Shabib. Da quel giorno l'Ong è cresciuta a dismisura e ora conta, si legge nel sito, "100 uffici in 40 paesi di tutto il mondo: dall’Afghanistan all’Albania, dal Pakistan alla Palestina, dalla Somalia al Sudan". Il loro scopo è quello di portare "aiuto nel caso di catastrofi" e realizzare "interventi di sviluppo sostenibile per fornire acqua, cibo, alloggio, assistenza sanitaria e istruzione". Oltre a tante altre opere di beneficienza. Come a L'Aquila, dove nel 2009 portarono assistenza per sei mesi al campo sfollati di Onna.

Israele accusa: aiuta i terroristi

Bene. Eppure Israele nel 2014 ha accusato la Ong di aver dato appoggio alla cellula terroristica che rapì tre ragazzi israeliani. Senza contare che, come scriveva Fausto Biloslavo su ilGiornale, tra gli esponenti di spicco di questa "rete internazionale" che raccoglie milioni di euro ci sono "personaggi di spicco della Fratellanza Musulmana come Ibrahim El-Zayyat, Essam el-Haddad e Ahmed al-Raw". Non c'è bisogno di ricordare che i Fratelli musulmani sono stati banditi da Emirati Arabi, Arabia Saudita e Egitto con l'accusa di essere un'organizzazione terroristica.

Per carità: i due ragazzi si sono dati da fare per alleviare il dolore dei terremotati di Amatrice, e non si possono certo biasimare. Ma il dovere di cronaca ci impone di raccontare anche i retroscena di questa catastrofe.

Sul sito della fondazione si legge che viene fornita "assistenza a chiunque ne abbia più bisogno, senza distinzione di razza, religione o genere". Nel 2012, però, alcuni ricercatori scoprirono che solo il "2% dei fondi finiva al bisognosi non musulmani".

Le polemiche in Italia

Infine, Islamic Relief finì nella bufera in Italia in due diverse occasioni. La prima risale a novembre scorso, quando a Bologna venne organizzato un evento di beneficienza pochi giorni dopo gli attentati di Parigi. La serata era intitolata "Notte della speranza", ma nessun imam si prese la briga di dedicare un minuto al ricordo delle vittime del terrore islamista. Come se non bastasse (secondo quanto scriveva la docente di Geopolitica all'Università Europea di Roma, Valentina Colombo, su La Nuova Bussola Quotidiana), la Ong avrebbe anche ospitato nel Belpaese Tareq Suwaidan.

Un imam espulso da Belgio e Usa e famoso per aver predicato più volte con questi toni: "Tutte le madri della comunità islamica dovrebbero allattare i propri figli con l'odio verso i figli di Sion. Li odiamo, sono i nostri nemici. Dobbiamo istillare queto nei cuori dei nostri figli sino a che sorga una generazione che li cancellerà dalla terra".

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