L'Associazione dei magistrati dei minori: "Il sistema Bibbiano non esiste"

Dopo il controllo sull'operato dei magistrati bolognesi, i giudici sentenziano: "Non esiste un sistema emiliano"

L'Associazione dei magistrati dei minori: "Il sistema Bibbiano non esiste"

“Non esiste nessun sistema Bibbiano” e “non è vero che i servizi sociali hanno potere assoluto”. Ha sentenziato l’Associazione dei magistrati per i minori e per la famiglia durante il congresso nazionale che si è svolto, a Lecce, venerdì e sabato scorsi. Ad aprire l’incontro è stata proprio una lunga discussione sull’inchiesta “Angeli e Demoni”.

Dopo i fatti di Bibbiano il Tribunale dei minori di Bologna era stato accusato di aver, in qualche modo, facilitato il diffondersi del “metodo Foti”. La maggior parte delle relazioni stilate dagli assistenti sociali che si occuparono dei bambini protagonsti dell’inchiesta della Procura di reggio Emilia sui presunti affidi illeciti, infatti, erano state inoltrate proprio al Tribunale dei minorenni di Bologna che, si presume senza effettuare le dovute verifiche, aveva proceduto con le sentenze di allontanamento. Eppure, negli ultimi anni, le richieste di affido provenienti dai servizi sociali dell’Unione Val D’enza avevano registrato numeri altissimi, ma nessuno si era insospettito. O meglio, chi aveva provato a denunciare le storture era stato fatto fuori. Come aveva raccontato a ilGiornale.it Francesco Morcavallo, ex giudice del Tribunale dei minori di Bologna, che dal 2009 al 2013, anni in cui ha prestato servizio dichiara di aver assistito a un vero e proprio giro d'affari, intrinso di misteri che parlavamo proprio di false relazioni, accuse infondate, pretesti inconcepibili per togliere i bambini alle proprie famiglie.

“Abbiamo fatto degli esposti su anomalie enormi", aveva spiegato l’ex giudice, che, ancora oggi, non ha dubbi sulle proprie denunce: “Sparivano fascicoli. Noi decidevamo di riassegnare i bambini alle famiglie naturali ma, le nostre decisioni venivano revocate da altri giudici. Noi mandavamo i bambini a casa e, dopo poco, venivano riportati via”. Qualcosa, anche al tribunale dei minori, non funzionava e, a quanto pare, continua a non funzionare.

Schiacciati dalle accuse di aver favorito i "demoni di Bibbiano" i giudici avevano deciso di avviare un controllo interno al tribunale per verificare l’operato dei magistrati bolognesi. Sono stati analizzati un centinaio di fascicoli, che ripercorrevano i casi delle segnalazioni arrivate proprio dagli operatori della Val D’Enza, in un arco di tempo lungo un anno e risalente al periodo immediatamente precedente ai fatti di Bibbiano. Secondo i numeri, nell’85% dei casi il tribunale non ha accolto le richieste di allontanamento dei minori dalle loro famiglie. Nel restante 15%, invece, è stato deciso l’affido. Respinto anche il ricorso presentato dalle famiglie in questione. Eppure dagli scandali dei Diavoli della Bassa, alle storie di Morcavallo fino alle denunce della Procura sui casi dei bambini di Bibbiano qualcosa sembra essere andato storto. Considerando vent'anni di scancadali sugli affidi perchè analizzare proprio i dodici mesi precedenti all'uscita allo scoperto delle carte dell'inchiesta? In quei mesi evidentemente le indagini erano già in corso e gli indagati lo avevano capito. Tanto che, persino Federica Anghinolfi, come emerge dalle intercettazioni, sapeva di essere ascoltata. Non era forse necessario andare a scavare un po' più a fondo? Magari durante gli anni in cui le denuncie venivano silenziate e Morcavallo e sui colleghi messi da parte per aver disturbato il queto vivere delle aule di tribunale bolognesi.

Ma è bastato un controllo interno per far esultare l’associazione dei magistrati: “In tale situazione risulta smentita l’esistenza di un sistema emiliano”. Intanto le indagini per comprendere se quel sistema fallato fosse davvero alla base delle storie dei bambini di Bibbiano sono ancora in corso. Anche se questo pare non fermare i magistrati, che hanno deciso di mettere a tacere le accuse nei loro confronti con il controllo di appena cento casi. Per l’Aimmf il vero problema è da ricondurre ai media. Secondo l’associazione avrebbero trattato “senza alcun filtro e cautele” l’uscita di informazioni riguardanti i minorenni. Tanto da aver “esposto il sistema della giustizia minorile alle speculazioni”.

Il tutto, si legge nel comunicato pubblicato dall’associazione, “catalizzando le istanze di pancia degli scontenti e amplificando la logica del sospetto su tutto e tutti”. Un fatto questo che, per i magistrati, avrebbe causato un danno enorme a tutti coloro che lavorano in difesa dei minori.

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