"Niente in confronto alla guerra". Il Papa sminuisce i morti di jihad

Il Pontefice da Assisi: "Atti che non c'entrano con quanto accade in quei Paesi"

"Niente in confronto alla guerra". Il Papa sminuisce i morti di jihad

Spero di non essere l'ultimo giapponese nella giungla, tuttavia voglio ancora credere che Papa Francesco sia divinamente ispirato. «Non esiste un Dio della guerra, ma solo della pace», ha detto il Santo Padre nella chiesa di Santa Marta, prima di partire per Assisi: e chi sono io per obiettare? Leggo la Bibbia da decenni e ricordo dozzine di versetti relativi al Signore degli eserciti, ma non sono un teologo e avrò travisato. Da lungo tempo ascolto ogni domenica la parola di Dio pronunciata dal pulpito, ma sono un po' sordo (in gioventù, prima di convertirmi al canto gregoriano, ho frequentato discoteche e concerti che mi hanno danneggiato l'udito) e tutti i riferimenti a un Dio bellicoso e geloso saranno da considerare allucinazioni acustiche. Da qualche tempo consulto addirittura il Corano e nelle sue pagine ho incontrato un Allah feroce e sanguinario, ma forse sono prevenuto e ho capito male (non oso incolpare la traduzione perché è del sommo islamista Alessandro Bausani).

Insomma, tutti i testi sacri che ho approfondito mi sembrava dichiarassero e ripetutamente confermassero che il Dio della guerra esiste eccome e adesso il Papa dice il contrario: «Dio è Dio di pace. Non esiste un dio di guerra: quello che fa la guerra è il maligno» (secondo la trascrizione indubitabile di Radio Vaticana). Così mi sento come l'asino in mezzo ai suoni, frastornato e incapace di scegliere una direzione. Andare verso Francesco o verso San Francesco che partecipò alla quinta crociata? Verso Santa Marta, la chiesa, o verso San Bernardo, il santo che scrisse l'elogio dei Templari, monaci guerrieri? Verso i libri agiografici di Andrea Tornielli o verso il Libro dei Salmi? Che confusione. Lo sbandamento peggiora leggendo altre frasi dell'omelia pronunciata nella piccola chiesa vaticana: «Ci spaventiamo per qualche atto di terrorismo, ma questo non ha niente a che fare con quello che succede in quei Paesi». Qui il riferimento sarà alla Siria, alla Libia e ad altri disgraziati territori asiatici e africani, guarda caso tutti a grande o stragrande maggioranza musulmana e dunque devastati da conflitti che possiamo tranquillamente definire guerre civili, ossia guerre tra diverse fazioni islamiche. Non metto in dubbio che oggi sia meglio vivere nella peggiore banlieue di Parigi piuttosto che nel miglior quartiere di Aleppo o di Sirte. Ma l'omelia può far credere che per la Chiesa i 32 morti di Bruxelles, gli 82 morti del lungomare di Nizza, i 93 morti del teatro Bataclan, e tutti gli altri morti degli innumerevoli attentati coranisti che in questi ultimi anni hanno insanguinato l'Europa, siano quisquilie, bruscolini (per non parlare dei redattori vittime dell'attacco a Charlie Hebdo, che tanto quelli, lo ha detto esplicitamente il maramaldesco segretario della Cei monsignor Galantino, se la sono cercata).

Siccome voglio ancora credere che il Papa sia divinamente ispirato, devo anche pensare che non sempre le sue parole riportino precisamente quanto voluto più in alto: Bergoglio ha scelto lo stile del vecchio parroco che parla a braccio e gli

strafalcioni sono il prezzo da pagare alla simpatia. Mi si permetta però di rimpiangere l'epoca in cui i Papi parlavano poco e di rado sollevavano gli occhi da testi scritti lungamente cesellati: l'epoca dei Papi noiosi e precisi.

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