Lo scandalo del prosciutto danese spacciato per Parma e San Daniele

Sono stati utilizzati maiali non italiani, numeri da capogiro oltre 300 mila cosciotti sequestrati

Lo scandalo del prosciutto danese spacciato per Parma e San Daniele

Anche il prosciutto finisce nel mirino dei tracotanti del made in Italy. E sono numeri da capogiro: 300mila cosciotti di prosciutto sequestrati e centoquaranta allevamenti posti sotto inchiesta dalla Procura di Torino. Dei pezzi di prosciutto, 220mila pare fossero destinati al marchio prosciutto di Parma e gli altri al "San Daniele". Valore del giro d'affari: circa 90 milioni di euro. A darne notizia è il giornale on line "Il fatto alimentare". L’accusa ai produttori è di frode in commercio, falso, contraffazione dei marchi e truffa ai danni dell’Unione europea. Alcune aziende implicate nello scandalo hanno ammesso la frode, riuscendo a far dissequestrare i prodotti e a venderli come semplici prosciutti crudi.

C’è di più, i due istituti di certificazione che dovevano controllare il rispetto dei disciplinari sono stati commissariati per sei mesi dal Ministero delle politiche agricole, per gravi irregolarità. Quali? Sono state vendute cosce provenienti da maiali nati con il seme di duroc danese (il duroc è una razza di maiale nordamericano), un tipo diverso da quelle previste dai consorzi italiani.

La storia in realtà risale a circa un anno fa, ma è rimasta, sembra, nascosta a lungo. Recente è il commissariamento dei due istituti di certificazione, a partire dall'1 maggio scorso. Il prosciutto importato era destinato al mercato come prodotto dop italiano. La denominazione di origine protetta assicura la provenienza da un determinato territorio. Secondo quanto si legge sul giornale on line "Business insider" si tratta di una vera e propria truffa, poiché i cosiddetti "disciplinari – l’insieme di norme da rispettare rigidamente per ottenere la certificazione dop – sia del Parma che del San Daniele non prevedono l’utilizzo di altri maiali che quelli italiani." In base all’accusa della procura di Torino - ma analoga inchiesta è stata poi aperta anche a Pordenone - i maiali “incriminati” erano frutto, come dicevamo, dell’inseminazione di interi allevamenti con il seme del suino di razza duroc danese.



Tutto sarebbe partito da un centro genetico del torinese – il primo a commercializzare sperma di maiale danese . Il giro d'affari si è poi ingigantito, secondo quanto riportato da "business insider", in base a un patto tra allevatori, ingrassatori, macellai e produttori. Fino all'epilogo giudiziario.

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