Addio a Fagioli, lo psicanalista rosso che si permise di fare le pulci a Freud

Lutto nel mondo della scienza, morto il professor Massimo Fagioli. Aveva 85 anni, negli ultimi temopi si era avvicinato a Bertinotti

Addio a Fagioli, lo psicanalista rosso che si permise di fare le pulci a Freud

C'è chi anticipa i propri temi, chi rimane indietro e chi è figlio del suo tempo, come lo psichiatra Massimo Fagioli, morto ieri a 85 anni. Il suo tempo è quello della grande illusione sessantottina, del ribellismo a tutto e a tutti, che Fagioli interpreta sia per ciò che riguarda la psicoanalisi, sia la politica. Le sue due frasi celebri, che dicono molto più di tanti discorsi chi fosse davvero Fagioli, sono queste: «Le teorie freudiane sono tutte fregnacce» e «Una persona sana di mente non può non essere di sinistra».

La prima frase ha comportato l'ovvia espulsione dalla Società di psicoanalisi, la seconda lo ha collocato a pieno merito sul piedistallo della tipica arroganza della sinistra culturale, per cui esiste lei e tutto il resto è schifo; ma non solo, per Fagioli chi non aveva la fortuna di ricevere in dote il suo orientamento politico, era malato. Lui, ovviamente, non si prendeva cura di quegli irrecuperabili malati di mente non di sinistra, infatti la sua attenzione era tutta rivolta ai propri compagni di strada. Una folta schiera di nomi famosi: è la guida spirituale di Fausto Bertinotti, di Pietro Ingrao, di Giuliano Pisapia, di Sandro Curzi e, più o meno, di tutta la galassia di estrema sinistra. Ma il suo magistero non si fermava ai capi, aveva istituito le celebri analisi di gruppo, molto in voga nei primi anni Settanta, a cui partecipavano veri e propri adepti: i fagiolini. Alcuni lo hanno perfino criticato di aver fondato una setta, plagiando i discepoli.

Certo è che la sua notorietà oltrepassa i confini degli adepti quando viene, il professor Fagioli, accusato di aver plagiato Marco Bellocchio nell'occasione della regia del film Il diavolo in corpo. Non per caso, il regista è stato un suo paziente. Come se non bastasse, viene anche accusato di apologia di stupro quando esce il film La condanna, di cui è lo sceneggiatore.

È autore di libri che s'inseriscono nella galassia culturale degli anni Settanta quando la conoscenza di sé, dell'altro e del mondo avrebbero dovuto rivoluzionare l'uomo, liberandolo dalle sue certezze borghesi e restituendogli vera giustizia e libertà. Tra essi, i più significativi sono Istinto di morte e conoscenza e Teoria della nascita, in cui Fagioli sostiene l'origine biologica del non cosciente, tesi che molti dei suoi colleghi si chiedono ancora oggi in cosa consista.

C'è una celebre frase di Freud da non dimenticare, che avrebbe potuto riguardare anche Fagioli: «La gente sta male».

Stefano Zecchi

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