Quei "probabili cambiamenti" del Papa nel consiglio dei cardinali

Il Papa potrebbe aver deciso di modificare l'assetto del C9. Il minidirettorio cardinalizio voluto da Bergoglio sarebbe vicino al rimpasto. Viene segnalato l'imminente ingresso di canonisti. Il prossimo passo, del resto, è l'approvazione della nuova Costituzione Apostolica

Quei "probabili cambiamenti" del Papa nel consiglio dei cardinali

Papa Francesco potrebbe aver deciso di cambiare l'assetto del C9, cioè del minidirettorio di cardinali istituito all'inizio di questo pontificato per la riforma della Curia di Roma.

Modifiche vociferate da tempo, ma che almeno per ora sono rimaste sul piano delle ipotesi.

Il cardinale George Pell, prefetto della Segreteria per l'Economia, è stato congedato per recarsi in Australia, dove si sta difendendo all'interno di un processo. Pell dovrebbe rispondere tanto di abusi quanto di coperture. Un uso del condizionale che pare obbligatorio per via della non notorietà dei dettagli relativi alle accuse mosse contro il porporato. C'è da dire che alcune delle questioni sollevate sarebbero già cadute durante le prime fasi del dibattimento.

Il cardinale Francisco Javier Errázuriz è stato tirato in ballo sulla "mancanza d'informazioni veritiere ed equilibrate" riguardanti la situazione della Chiesa cilena. L'ex arcivescovo di Santiago si è difeso sostenendo che i canali a disposizione del pontefice argentino per informarsi siano altri, come le nunziature, ma il suo nome resterebbe tra quelli messi in discussione.

Tutta la vicenda va interpretata anche alla luce delle dimissioni collettive consegnate dall'episcopato della nazione sudamericana nelle mani di Papa Francesco. Un altro cardinale, Ricardo Ezzati, è stato convocato in procura dalla giustizia ordinaria. Anche in questo caso un cardinale sarebbe chiamato a rispondere di presunte coperture. Il naturalizzato cileno, però, non ha mai fatto parte del minidirettorio.

Tornando al turn over che starebbe per avvenire in seno al C9, vengono fatti altri due nominativi: quello del cardinal Oscar Maradiaga, che è il coordinatore del consiglio dei cardinali, e quello del cardinal Laurent Monsengwo Pasinya. Per motivazioni presumibilmente diverse: il primo è finito al centro di una bufera mediatica a causa delle dimissioni del suo decano nella diocesi di Tegucicalpa, in Honduras. Juan José Pineda è accusato di aver avuto "comportamenti inappropriati".

Ma non solo: dello stesso cardinale honduregno si è parlato in un'inchiesta dell'Espresso, nella quale, tra le altre cose, è stato segnalato che: "Bergoglio non poteva immaginare nemmeno che vari testimoni, sia ecclesiastici sia laici, accusassero Maradiaga per alcuni investimenti milionari in società londinesi poi scomparse nel nulla". Il Papa avrebbe poi telefonato a Maradiaga dichiarandosi dispiaciuto "per quello che hanno fatto contro di te".

Pasinya, invece, sarebbe considerato fondamentale per sbrogliare la dolorosa situazione venutasi a creare in Congo. Per tutti questi casi c'è anche da tenere presente il fattore anagrafico.

La prossima riunione del consiglio dei porporati, come ricordato da la redazione de Il Sismografo, è prevista per la metà del prossimo settembre. Il Papa dovrebbe inserire dei canonisti. All'ordine del giorno, del resto, c'è l'approvazione della nuova Costituzione Apostolica.

Se i "probabili cambiamenti" annunciati da Bergoglio mesi fa nell'intervista a Reuters dovessero consistere nell'esclusione dei quattro cardinali citati, allora resterebbero solo il segretario di Stato Parolin, il cardinal Bertello, il cardinal Gracias e il cardinal O'Malley.

Oltre, ovviamente, al presidente della Conferenza episcopale tedesca, il cardinale Marx, che è impegnato nella battaglia dottrinale per l'intercomunione.

Chi si aspetta un rimpasto nell'organo di riforma del Vaticano, insomma, potrebbe essere accontentato nel breve.

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