Svelato il mistero dello sfondo della Gioconda

Grazie a una ricostruzione in 3D la ricercatrice Carla Glori è riuscita a determinare lo sfondo della celebre opera di Leonardo

Svelato il mistero dello sfondo della Gioconda

Cinque anni fa, con il lavoro "Enigma Leonardo: la Gioconda, in memoria di Bianca", identificò il ponte Gobbo di Bobbio con il ponte dipinto sullo sfondo della "Gioconda". Oggi la ricercatrice Carla Glori dice di avere una conferma della sua tesi grazie a una verifica tecnica effettuata dallo Studio Architetti Bellocchi di Piacenza, che ha svolto indagini sul campo ed elaborazioni di modelli 3D.

La tesi della studiosa colloca lo sfondo della Gioconda, da lei identificata in Bianca Sforza, a Bobbio e localizza il "punto di vista" del pittore da una finestra al piano alto del castello Malaspina-Dal Verme. La verifica sul campo, ora, comprova compatibilità e conformità degli elementi del "paesaggio reale" - annuncia la studiosa - con quelli dipinti alle spalle della modella.

I dieci punti di riferimento - tra cui il ponte Gobbo - individuati nel paesaggio reale di Bobbio, e corrispondenti ad altrettanti elementi del paesaggio dipinto, sottoposti ad esami e controlli tecnici "sono risultati infatti - annuncia la ricercatrice - pressochè coincidenti".

Per verificare la localizzazione del punto di vista di Leonardo, gli architetti Angelo e Davide Bellocchi hanno fatto una ricostruzione su basi storiche della struttura del castello alla fine del XV secolo, collocandolo nel paesaggio reale, anch’esso ricostruito in tridimensionale. Gli architetti hanno fatto una minima compressione del paesaggio, calcolata ispirandosi ai criteri indicati da Leonardo stesso in alcuni punti del "Trattato della pittura", ricostruendo così, oltre alla veduta del ponte Gobbo dal "punto di vista" della finestra sulla facciata nord-est, anche lo "spostamento virtuale" del ponte reale un pò all’indietro nel dipinto, teorizzata dalla ricercatrice nel 2012, quando ipotizzò che Leonardo inizialmente disegnò un arco visibile in riflettografia, poi da lui sovradipinto con il colore.

L’arco "nascosto" - spiega Glori - ha la stessa posizione del ponte Gobbo dal "punto di vista" della finestra, e il suo spostamento un pò all’indietro nel dipinto, allineandolo meglio, trova giustificazione, oltre che a fini artistici, dalla necessità di farlo stare per intero nel quadro. Una comparazione del ponte Gobbo con disegni originali del XVIII secolo che lo raffigurano a cinque archi è un’ulteriore prova - a parere della studiosa - dell’alta compatibilità con quello della Gioconda.

Le similitudini riscontrate dalla studiosa tra il paesaggio dipinto e quello bobbiese riguardano poi anche le acque, con la coincidenza della grande ansa del fiume Trebbia con lo slargo acqueo alla destra della modella, e le montagne (i rilievi della val Tidone, la Parcellara, la zona dei calanchi) La verifica tecnica - spiega la studiosa - è stata condotta a prescindere dall’identificazione della modella, che in base alla ricostruzione storica di Carla Glori risulta essere Bianca Giovanna Sforza, figlia naturale, in seguito legittimata, di Ludovico il Moro, duca di Milano, che nel 1496 sposò Gian Galeazzo Sanseverino, comandante dell’esercito sforzesco e signore di Bobbio.

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