Dalla depressione all'entusiasmo azzurro: il riscatto dell'Italia

La festa che ha accolto la nazionale a Cracovia fa dimenticare i veleni. Il ct Prandelli annuncia: "Difesa a 3". La prima sfida? "Schierare una squadra che giochi bene"

Dalla depressione all'entusiasmo azzurro: il riscatto dell'Italia

Cracovia - Partire è una gran bella trovata, la prima, speriamo non l’unica. Lasciare l’assedio di Coverciano e il velenoso circuito di notizie quotidiane sulle indagini è la prima mossa giusta della Nazionale, giunta ieri pomeriggio a Cracovia. Sole e 200 tifosi, bandiere al vento, nel piazzale dell’aeroporto di Pisa, una scolaresca polacca con tricolore in pugno all’arrivo in Polonia dopo due ore tranquille di volo, pioggia insistente e fresco rigenerante. Non cambia solo il tempo lasciando il Belpaese e atterrando nell’antica capitale polacca, oggi eletta a capitale culturale per le sue sette università e la piazza medievale più grande d’Europa.

Stadio gremito, 15 mila in fila ordinatissima dalle prime ore del pomeriggio per assistere al debutto in allenamento degli azzurri (con Balotelli in campo, due gol e via, zero preoccupazioni per il suo adduttore affaticato, fermo invece Maggio per precauzione), qui a Cracovia: l’entusiasmo raccolto durante il trasferimento può diventare il vero, forse l’unico, tigre nel motore di una Nazionale col cuore in tumulto e i muscoli a pezzi, non ancora sufficientemente serena per affrontare alla prima sfida nientemeno che la Spagna campione del mondo in carica. «Adesso dipende tutto da noi, non ho obiettivi da esibire, voglio mettere in campo una squadra capace di giocare, bene, al calcio» ecco come si presenta nella sua prima conferenza-stampa europea il ct Cesare Prandelli, per niente preoccupato delle censure ricevute, «ricevo sberle da destra e da sinistra» a causa di talune sue espressioni e in particolare per quella provocazione («se ce lo chiedono, non andiamo all’europeo») che ebbe il sapore tipico di una ripicca collettiva, partita dalle viscere del gruppo azzurro.

Da queste parti il club Italia non evoca scenari cupi o inchieste della magistratura su scommesse e dintorni, nemmeno una domanda sull’argomento temuto da parte dei giornalisti stranieri, semmai divertiti dall’idea che la Nazionale, sulla scorta di esperienze passate possa arrivare, inattesa, alla finale di Kiev il 1 luglio. «Alzo le mani, non mi piace questo giochino e giuro che non ci faremo scoraggiare da quello che ci è successo intorno» è la promessa solenne di Prandelli a un collega inglese. Ma neanche spaventare dalla sagoma grifagna delle furie rosse che hanno un solo dubbio da sciogliere tra Negresco o Fernando Torres. «L’unico vantaggio nostro è che a Zurigo di noi Del Bosque non ha capito niente» è la battuta di Prandelli, per un attimo divertito da quella esibizione scoraggiante che ha contribuito a cambiargli la Nazionale oltre che le idee guida della sua gestione. E non solo per l’infortunio occorso a Barzagli («lo aspetteremo fino all’ultimo minuto») del quale è in arrivo il sostituto: Astori, il cagliaritano, e non Ranocchia perché l’interista, informativa del Ct, si è procurato uno stiramento durante l’ultimo allenamento a Coverciano.

«Dinanzi alle difficoltà sarebbe sciocco non provare schemi già praticati dalla stragrande maggioranza degli azzurri» è il suo annuncio pubblico che di fatto inaugura la scelta di puntare sulla difesa a tre, avvitata, a causa del ko di Barzagli, su De Rossi. «Così aggiungiamo un centrocampista in più e non un difensore» è la spiegazione filosofica per non passare da difensivista, lui che da sempre ha predicato il calcio più moderno, fatto di genio e di fantasia. E invece si ritrova a inseguire il modello di Luis Enrique con De Rossi centrale e Bonucci e Chiellini ai lati, nonostante il parere contrario di Zeman appena arrivato sulla panchina giallorossa. «Se giochiamo a tre, sarà Daniele il perno» l’investitura. «Al ritorno da Zurigo c’è stata una discussione molto franca e una adesione convinta del gruppo al modulo» l’altra informazione passata dal Ct. Ha scelto lui di correggere la difesa e dal club Italia è arrivata l’approvazione immediata e convinta. «A volte basta poco per ritrovare i giusti equilibri» è la speranza di Prandelli. Convertire la Nazionale al calcio praticato da Juve e Napoli è la trovata dell’ultima settimana dopo aver raccolto brandelli di gioco nell’amichevole con la Russia. «Sono curioso di vedere come risponde la squadra» conclude Prandelli fiducioso.

Siamo curiosi tutti

noi perché se bastasse una modifica tattica, allora viva la scuola di Coverciano. E invece può aiutare il clima nuovo respirato qui a Cracovia dove gli azzurri si ritrovano avvolti da applausi e un entusiasmo contagioso.

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