Dibattito sulla scuola, parla Martini Il cardinale: "No al monopolio statale"

Un attualissimo discorso del prelato più amato dalla sinistra. Ma "stranamente" inascoltato se parla di istruzione e libertà

Dibattito sulla scuola, parla Martini 
Il cardinale: "No al monopolio statale"

In Italia se c’è un membro autorevole della Chiesa Cattolica che piace a sinistra è Carlo Maria Martini. È sempre stato apprezzato il suo ecumenismo, la sua apertura verso i laici (basti pensare ad un’iniziativa come quella della «Cattedra dei non credenti», occasione di incontro e di dialogo tra cristiani e non credenti, rivolta a tutti i «pensanti» senza distinzione di credo). E la stampa italiana ha sempre dato grandissima attenzione al pensiero dell’Arcivescovo emerito della città di Milano. Ma se Carlo Maria Martini va ascoltato, questo dovrebbe valere in tutte le occasioni. Anche quando parla di scuola, quando si esprime sul rapporto tra scuola pubblica e scuola paritaria, sulla libertà di educazione.

Tanto più in un momento come quello attuale in cui, per l’ennesima volta, si infiamma il dibattito sul modello di istruzione da praticare ed incentivare nel nostro Paese. Mentre si preparano manifestazioni, proteste, lettere aperte e raccolte di firme contro ogni tentativo di rendere plurale il nostro sistema scolastico, le voci ascoltate sono altre. E non perché Martini non si sia mai espresso. Anzi lo ha fatto con larghissimo anticipo, anche se in quel caso la stampa nazionale lo ha ignorato.

Ecco, ad esempio, alcuni passaggi di un suo discorso letto il primo dicembre 1998 al consiglio presbiteriale della sua Diocesi e pochi giorni a seguire, il 6 dicembre, allegato al discorso alla città che ogni anno pronunciava alla vigilia della festa di S. Ambrogio. I giornali non gli diedero grande risalto, oggi come oggi lo si trova on line solo sul sito curato da Sandro Magister (www.chiesa.espressoonline.it). Eppure molte delle idee espresse erano attuali, allora, e lo sono ancora di più dopo che ai principi della libertà scolastica, abbozzati nella legge sull’autonomia del 1997, si è cercato di dare compimento. Forse chi andrà in piazza il 12 marzo dovrebbe tenerne conto.

Ecco alcuni passi fondamentali di quel discorso così dimenticato. Martini parte dall’esplicita constatazione che «quando la chiesa parla della scuola, deve sempre far intendere anzitutto la sua preoccupazione fondamentale per tutta la scuola e, quindi, anche e anzitutto per tutta la scuola statale, da sostenere nel suo impegno di custodire e sviluppare, elaborare e trasmettere alle nuove generazioni il patrimonio di conoscenza e di sapienza di cui vive e va fiera una comunità». Forte di questa premessa il Cardinale sosteneva che «quanto appena detto permetterebbe certamente una discussione obiettiva sul tema della parità scolastica. E, invece, oggi assistiamo spesso a un esacerbarsi degli animi, a un crescendo di pregiudizi contro la scuola cattolica e a una sorta di spontanea e insuperabile avversione verso ogni proposta di provvedimenti tesi a sostenere anche le scuole pubbliche non statali».

Quali gli argomenti utilizzati per esacerbare gli animi? Sono ritrovabili in tre antitesi, spesso rinfocolate ad arte. La prima: «L’antitesi tra una concezione statalistica, per la quale allo Stato spetta fare le scuole in prima persona e direttamente, e un principio di sussidiarietà per cui allo Stato spetta provvedere che ci sia la scuola per tutti, o facendola direttamente o aiutando coloro che, con le debite condizioni, la fanno». La seconda: «L’antitesi tra una visione rigidamente laicistica e una visione pluralistica, che si oppongono nel caso specifico della scuola, in quanto una visione laicistica ritiene preferibile un’educazione rigorosamente laica per tutti e soltanto tollera un'educazione confessionale; quella pluralistica, invece, ritiene che in uno stato moderno sia preferibile una pluralità di itinerari educativi...». La terza: «Mi pare, infine, che nello sfondo di alcuni interventi particolarmente polemici contro la scuola cattolica vi sia anche in certi casi l’antitesi tra una visione non religiosa e una visione religiosa dell’esistenza...».

Quali le risposte del Cardinale su questi temi?
«I cattolici hanno il diritto sia di ritenere come migliore, più consona a una società democratica e più utile alla nazione una visione fondata sul principio di sussidiarietà e pluralistica, una visione che si esprime in un sistema scolastico integrato, sia di promuovere tale visione con tutti i mezzi culturali, sociali e politici a loro disposizione. Il promuovere tale visione va sentito e vissuto come un servizio all’intera società... La chiesa, col suo agire, difende una concezione pluralistica dello Stato, fondata sul principio di sussidiarietà. Tale concezione sarebbe ferita se prevalesse, di fatto, un monopolio assoluto dello Stato in campo scolastico».

E i risultati del monopolio la chiesa cattolica li ha gia fronteggiati: «Quando vi è stata costretta, a esempio nei paesi dell’est europeo, dove tutte le sue scuole furono chiuse d’autorità e la chiesa trovò in qualche modo altri strumenti educativi e forme più nascoste di presenza.

Il papa e i vescovi non ritengono però che sia l’ipotesi da accettare qui da noi nelle circostanze presenti. Vale la pena di affrontare anche delle incomprensioni per una causa giusta e urgente...». Strano, vero, che questo testo di Martini sia stato dimenticato dai suoi estimatori di sinistra...

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