Don Farinella: «Il Papa non è più un pastore, neppure tedesco»

Che « clima cioioso» e festante per la nuova era italo-vaticana. Non ci resta che farci tutti preti e suore e finire gli ultimi giorni in convento o in sacrestia

Don Farinella: «Il Papa non è più un pastore, neppure tedesco»

(...) da trasformare in martirio mediatico. Questa volta il don è intervenuto sull’incontro tra Berlusconi e il Papa, sulla visita del nuovo capo del governo al Santo Padre. «Il governo peggiore della storia italiana ha ricevuto la Cresima, officiante papa Benedetto XVI» ha subito chiarito la sua posizione. E siccome purtroppo il clima è stato cordiale, insomma, il Papa non ha deciso di intromettersi nella vita politica del Paese scomunicando il leader scelto dagli italiani, ecco che don Paolo da Genova ne approfitta per rubare il posto a Maurizio Crozza e fare la caricatura del Papa: «Che “clima cioioso” e festante per la nuova era italo-vaticana», ironizza cercando in ogni modo di sottolineare la «c» alla tedesca. «Solo Virgilio avrebbe potuto celebrare l’idillio amoroso aggiungendo una undicesima bucolica alle dieci già esistenti», aggiunge.
Motivo del clima cordiale? Bassi interessi di bottega secondo il prete genovese: «La consacrazione e l’incoronazione hanno avuto successo e tutti vissero felici e contenti per la perfetta sintonia di vedute tra Governo e Vaticano - scrive - Firmate le transazioni economiche ancora sospese, come le scuole private, rimosso ogni sospetto di autonomia dello Stato, seppellita la nozione stessa di laicità, non ci resta che farci tutti preti e suore e finire gli ultimi giorni in convento o in sacrestia». Eccolo, il lapsus, a don Farinella non resterebbe che «farsi prete».
Chi ha preso i voti, ma saltando i passaggi intermedi, sempre secondo la lettera di don Paolo prete agli internauti, è «il cardinale Richelieu del caso», Gianni Letta, che avrebbe partecipato all’udienza perché «tutti avevano paura del Narciso e delle sue solite gaffes», cioè era lì perché Berlusconi «fosse guardato a vista con un cane da guardia accanto». Molti i timori che secondo il sacerdote aleggiavano in Vaticano, difficile riportarne la lista completa, ma così, tanto per citare uno dei passaggi più alti del biblista, basti ricordare quello in cui ritiene che il leader del governo potesse «scambiare qualche prelato effeminato per una donna e la “distendesse” lì nei sacri palazzotti». Sembra di essere a Messa, no?
Comunque il Papa non può permettersi certe licenze. Anzi, ha commesso il suo peggior peccato. E per fortuna c’è Farinella a ricordarglielo. O meglio, a condannarlo. Perché se la Chiesa non sospende il don dalla tastiera biforcuta, ci pensa lui a spretare il Papa: «Ci sentiamo completamente estranei a questa euforia e a questa, almeno per noi, invereconda sceneggiata - tuona dal web-pulpito il sacerdote - un papa che consacra un uomo come Berlusconi sarà certamente un capo di Stato che fa i suoi interessi, ma cessa di essere un Pastore (anche tedesco) in difesa del bene comune del suo popolo». A parte l’ormai stantìa battuta di stampo canino, il parroco di San Torpete impartisce una lezione di catechismo al Santo Padre, che avrebbe piuttosto dovuto accogliere il capo del governo con una serie di «non licet» per ricordargli ogni nefandezza di cui si sarebbe macchiato.
Il fine ultimo di Benedetto XVI però sembra essere un altro. Così nelle note a latere cui Farinella ha abituato i suoi discepoli, fa notare che «il papa ha agito perché convinto da sé e per sé che il concilio è una sciagura per la Chiesa e si sta impegnando lentamente, pantofola dopo pantofola, paramento dopo paramento, a riportare la gerarchia ai tempi del merletto (peccato che manchi l’arsenico)». Già, peccato davvero che manchi un po’ d’arsenico per il Papa. A costo di lasciare Farinella senza lavoro. O forse no, visto che il don avrebbe nel cardinale Angelo Bagnasco un sostituto bersaglio all’altezza. «Il cardinale Bagnasco - fa infatti notare don Paolo - all’assemblea generale della Cei ha fatto la sua prolusione di circa 50mila parole (dodici pagine). Ci siamo presi la libertà di spulciare. Gesù Cristo è citato solo una volta e in una citazione scritturistica (quindi come se non ci fosse). Anche il termine vangelo non è mai menzionato. Dio è nominato 13 volte di cui 3 in citazioni. Il papa complessivamente è citato 11 volte (+ 5 volte Giovanni Paolo II) e Chiesa ricorre 25 volte». Come dire che pensa solo al potere e alla gerarchia ecclesiastica e non al Signore. Per tranquillizzare il don, anche noi ci siamo presi la libertà di «spulciare» la sua ennesima predica.

Di parole Farinella ne ha usate solo 995 (un cinquantesimo di quelle di Bagnasco), e Gesù Cristo l’ha usato solo per questo suo ultimo sfogo all’arsenico. Papa, pur se minuscolo, l’ha scritto 15 volte (più un «ratzingheriana»), Chiesa compare 3 volte. In compenso Berlusconi è citato 6 volte, appellativi e parafrasi esclusi.

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