Arrivare a fine mese? Due famiglie su tre non ce le fanno più

Il rapporto Eurispes fotografa una situazione allarmante: quasi 500mila nuclei non riescono a pagare il mutuo. Cresce l'economia del sommerso, allarme liquidità per le micro imprese

Arrivare a fine mese? Due famiglie su tre non ce le fanno più

Due famiglie su tre non arrivano a fine mese e almeno mezzo milione di nuclei italiani ha problemi a pagare il mutuo. A dirlo è il rapporto Eurispes, secondo cui, tra l'altro, aumenta a povertà "in giacca e cravatta". Sempre più lavoratori, cioè, non riescono a fare la spesa e devono fare la fila davanti a mense e dormitori per i poveri. "Il ceto medio si trova a subire non più la sindrome della quarta settimana, ma quella della terza settimana", rivela l'indagine, secondo cui per avere una vita dignitosa una famiglia media (2 adulti e 2 bambini) hanno bisogno di 2523 eruo al mese.

In un contesto simile aumenta anche il credito al consumo: vi ricorre un italiano su quattro per poter arrivare alla fine del mese. Nel 2008 con questo metodo sono stati erogati quasi 94 miliardi di euro e tra il 2002 e il 2001 complessivamente è cresciuto più del 100%. Per non parlare dei mutui: crescono gli insolventi e il debito complessivo ha superato i 12 miliardi di euro.

A un potere d'acquisto sempre più basso, si accompagna una crescita del mercato del sommerso, che nel 2010 ha generato almeno 529 miliardi di euro e nel 2011 circa 540 miliardi, pari al 35% del pil ufficiale e paragonabile al prodotto interno lordo "di Finlandia, Portogallo, Romania e Ungheria messi insieme".

Se questo non bastasse, la Cgia di Mestre lancia l'allarme anche per le micro imprese, quelle cioè che hanno meno di 20 addetti. Otto aziende su dieci infatti, risentono del cosiddetto credit crunch, la stretta creditizia da parte delle banche.

Negli ultimi 3 mesi solo il 24,6% degli intervistati ha dichiarato di aver richiesto un prestito. A causare le difficoltà di accesso al credito, ci sono sopratutto l’aumento dei costi bancari, le procedure di erogazione troppo lunghe, le richieste di garanzie eccessive e tassi di interesse troppo alti.

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