Ombre cinesi sulla Fiat: la Gac studia un'offerta

I piani del gruppo asiatico, già alleato, per diventare un player globale In palio c'è il controllo della Fca. Quelle visite incrociate dei vertici

Ombre cinesi sulla Fiat: la Gac studia un'offerta

Ombre cinesi su Fiat Chrysler Automobiles. Gac (Ghangzhou Automobile Group China), il potente socio del Lingotto nella joint venture che produce a Changsha i modelli Jeep Cherokee (dall'ottobre 2015) e Renegade (dalla scorsa metà di aprile), sarebbe pronto a discutere con John Elkann e Sergio Marchionne, presidente e ad di Fca, la possibilità di andare oltre la semplice cooperazione industriale. Ci sono voci, in proposito, che il colosso cinese starebbe addirittura valutando di fare un'offerta per la maggioranza di Fca. Dopo i no thanks di Gm, Ford, Toyota e Volkswagen e con Carlos Tavares, ceo di Psa Peugeot Citroën, poco propenso a sedersi al tavolo faccia a faccia con Marchionne ecco dunque rafforzarsi la pista cinese che, a questo punto, porterebbe Fca nelle braccia di Gac. Fonti torinesi, contattate in proposito ieri, non hanno avuto commenti da fare.

Il gruppo asiatico ha programmi ambiziosi e non vede l'ora di espandere il suo business nel mondo. Di fatto, punta ad assumere in tempi brevi una dimensione globale. Da qui la decisione di tornare, il prossimo gennaio, all'Auto Show di Detroit non più con una piccola esposizione di veicoli nel corridoio del Cobo center, ma con un grosso stand nel padiglione principale. L'obiettivo è quello di cominciare a vendere negli Stati Uniti già entro il prossimo anno. L'annuncio del ritorno a Detroit, ma questa volta in pompa magna, è arrivato a pochi giorni dalla visita del presidente di Gac, Zhang Fangyou, accompagnato dall'ambasciatore cinese negli Usa e da una schiera di manager, al quartier generale di Fca, ad Auburn Hills. E ai più non è sfuggita la seguente frase del direttore generale di Gac, Wu Song: «Lo sviluppo di Fca in Cina ha richiesto il nostro sostegno; ora per la nostra espansione nel mercato americano puntiamo sull'aiuto di Fca». Ecco dunque colmarsi i due gap, con Fca più forte in un mercato nel quale ha sempre trovato molte difficoltà a svilupparsi; e con i cinesi beneficiare delle strutture produttive e commerciali del Lingotto negli Usa.

La missione di Gac nel Michigan era stata anticipata, a metà aprile, dal viaggio compiuto da Marchionne in Cina in occasione del Gran premio di Formula 1, a Shanghai, del Salone dell'automobile e dell'avvio della produzione di Jeep Renegade nello stabilimento nel distretto di Panyu, a Ghangzhou, all'interno di un polo industriale capace di sfornare 160mila vetture l'anno. Questo impianto, organizzato secondo i criteri del World Class Manufactoring (punto di riferimento livello industriale) è dotato di sistemi di ultima generazione e di un avanzato modello di gestione ambientale.

«Un eccellente esempio - secondo il presidente di Gac - di collaborazione tra Cina, Stati Uniti e Italia». Intanto, ad aprire una prima porta a Gac nel mercato nordamericano, potrebbe essere l'accordo per la produzione delle berline Chrysler 200 e Dodge Dart che Fca ha deciso di affidare ad altri, allo scopo di concentrarsi sulla realizzazione di Suv e pick-up. Gli scenari negativi ipotizzati da Exane a proposito del mercato auto Usa ieri hanno affossato il titolo Fca a Milano: -6,6%, a 6,29 euro.

Exane ha rinnovato i timori che la cavalcata delle vendite di auto negli Stati Uniti abbia ormai raggiunto il picco. E visto che il 90% dell'utile operativo di Fca arriva dagli Usa, gli analisti temono per i prossimi anni un mercato piatto o addirittura negativo.

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