Sparisce la tassa sui fiammiferi, ma aumentano quelle sulle sigarette

Il Consiglio dei Ministri di domani dovrebbe decretare l'abolizione dell'accisa. Il risparmio? Appena 2,5 milioni all'anno...

Sparisce la tassa sui fiammiferi, ma aumentano quelle sulle sigarette

Il più classico dei contentini. La programmata abolizione dell'accisa sui fiammiferi, prevista tra le decisioni in calendario per il Consiglio dei Ministri di domani, ha il sapore della beffa: per una volta che una tassa viene abolita del tutto, e per davvero, il carico fiscale risparmiato ai contribuenti è assai modesto: appena due milioni e mezzo di euro all'anno, una miseria per le casse dello Stato.

Ma la notizia assume un gusto ancora più amaro quando si scopre che parallelamente all'abolizione della tassa sui fiammiferi - che ormai non usa quasi più nessuno e che comunque sono in vendita a cifre piuttosto modiche - il governo aumenterà consistentemente le tasse sulle sigarette, comprese quelle elettroniche (che pure dovrebbero godere di un trattamento leggermente più favorevole).

Il tutto tra le proteste dei commercianti del settore, che già lamentano i continui aumenti delle imposte: nei mesi scorsi i produttori di sigarette elettroniche avevano lanciato l'allarme per denunciare aumenti delle tasse addirittura del 480%, con il prezzo per un flacone di liquido da 10ml schizzato improvvisamente da 6 a 35 euro, e per chiedere che il loro prodotto non fosse assimilato alle sigarette tradizionali.

Si tratta insomma di un affare, quello delle imposte sul tabacco tradizionale ed elettronico, più lucroso che mai, dal momento che si calcola possa garantire ai forzieri dello Stato ben quattordici miliardi di euro di tasse all'anno provenienti da tutto il settore.

Un'altra galassia (fiscale), che porta nelle casse del Fisco somme incomparabilmente superiori rispetto al modesto risparmio concesso ai cittadini con l'abolizione dell'imposta sui vecchi, romantici e quasi ormai del tutto inutilizzati zolfanelli.

Nel 1848, per protestare contro l'oppressione del governo austro-ungarico, i milanesi dell'allora Regno Lombardo-Veneto organizzarono uno sciopero fiscale rifiutandosi di acquisare sigari e

sigarette che recavano la tassa dell'odiatissima capitale asburgica. Adesso c'è da chiedersi se, con la crescita inarrestabile delle imposte sul tabacco, qualcuno non vorrà, per protesta, provare a fumare i bastoncini di legno.

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