Il soldato dell'Armata rossa "resuscitato" dopo 33 anni

I familiari lo credevano morto in Afghanistan. Khakimov ha 53 anni, si è trasformato in un nomade col turbante e si fa chiamare Abdullah

Il soldato dell'Armata rossa "resuscitato" dopo 33 anni

Nella foto in bianco e nero con il colbacco dell'Armata rossa ha 20 anni, non un pelo di barba e l'uniforme sovietica. In quella di oggi porta il turbante, il volto è segnato dalle rughe e la barba è lunga fino al petto. Anche il nome è cambiato da Bakhretdin Khakimov a Sheik Abdullah, ma si tratta della stessa persona. Un soldato sovietico dato per morto nel 1980, dopo furiosi combattimenti in Afghanistan e ritrovato due settimane fa ad Herat, dove si trova il comando del contingente italiano.

Una storia da romanzo, che fa riemergere dal passato il destino dei 264 soldati dell'Armata rossa ancora dispersi dopo l'invasione del 1979. Un'associazione di veterani russi, che non ha mai smesso di cercarli, ne ha trovati 29 ancora vivi. Solo 7 hanno continuato a vivere nel paese al crocevia dell'Asia e gli altri sono tornati in patria. Di altri 15 sono state ritrovate le ossa, ma si pensa che 30-40 ex soldati dell'Armata rossa siano ancora vivi in Afghanistan o Pakistan. Khakimov è l'ultimo «resuscitato» dal passato. Giovane recluta del 101imo reggimento meccanizzato di fanteria era scomparso nel settembre del 1980 in una furiosa battaglia a sud di Herat. Lo avevano dato per morto, ma il giovane fante sovietico era solo ferito, anche se gravemente. Un guaritore afghano gli salvò la vita e Khakimov si integrò nella tribù di nomadi che lo aveva «adottato». Dal suo salvatore imparò l'arte del guaritore con le erbe mediche. Il soldato originario della repubblica sovietica dell'Uzbekistan si è trasformato in afghano diventando Abdullah e sposando una donna del posto. È incredibile come sia riuscito a sopravvivere alla guerra civile e all'avvento al potere dei talebani. Con l'arrivo delle truppe della Nato il Comitato dei veterani di Mosca ha ricominciato a cercare i 300 dispersi.

Alexander Lavrentyev, il 23 febbraio, è riuscito ad incontrare l'ex soldato sovietico riconosciuto in fotografia dal fratello. «Era solo contento di essere sopravvissuto» per 33 anni ha detto Lavrentyev. Il russo l'ha quasi dimenticato, ma parla le lingue locali. Khakimov, che oggi ha 53 anni, andrà a trovare in Uzbekistan i parenti rimasti. Dei tempi che furono gli rimane solo un tic provocato dalla ferita alla testa nella battaglia dove era stato dichiarato disperso.
Durante l'invasione decine di soldati sovietici sono stati «adottati» dai mujaheddin diventando di fatto dei disertori. Nel 1987 chi vi scrive ne ha incontrati due nella valle del Panjsher. Uno si chiamava Leonid, un moldavo catturato in un'imboscata con i capelli biondi e gli occhi celesti. Addosso aveva ancora i resti dell'uniforme sovietica, ma viveva libero e si era convertito all'islam. Molti «prigionieri» russi sono stati lasciati andare in Pakistan da dove hanno raggiunto l'Europa. Altri come Islamuddin, il secondo russo del Panjsher con un nuovo nome islamico, hanno combattuto con i ribelli islamici.

Guardia del corpo del leggendario comandante Ahmad Shah Massoud è stato rintracciato dall'associazione dei veterani e riportato in patria con la famiglia afghana. Khakimov, l'ultimo militare sovietico ricomparso dopo 33 anni, ha rivelato che altri due soldati dell'Armata Rossa, dispersi nella zona di Herat, sono ancora vivi.
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