La separazione delle carriere, a un certo punto, sembrava essere finita in un cassetto. L’autonomia differenziata viaggiava verso il traguardo tagliato nel 2024, il premierato si delineava tra mille difficoltà, ma della riforma costituzionale della giustizia non si parlava affatto.
Poi, sulla legge cara alla Lega si è abbattuta la scure della Corte costituzionale che ne ha impedito l’attuazione, il ddl Casellati sull’elezione diretta del capo del governo, priorità soprattutto per FdI, ha subito modifiche e ha rallentato l’iter costituzionale e la separazione delle carriere ha incominciato a correre in parlamento, spinta da una forte volontà politica: una, due doppie letture, fino all’approvazione definitiva a fine ottobre.
Per vincere la battaglia storica di Silvio Berlusconi e di Fi, però, la riforma dovrà superare il referendum confermativo, non avendo incassato alle Camere la maggioranza qualificata.
Il 2026 sarà decisivo per tutt’e tre le riforme istituzionali del programma di centrodestra, ma sarà l’anno clou per la giustizia, sulla quale maggioranza e opposizioni si confrontano e scontrano con toni sempre più accesi mano a mano che si avvicina il voto di primavera. La data «non è stata ancora fissata, ma sarà presumibilmente nella seconda metà di marzo», ha detto il ministro Carlo Nordio. Il Sì è talmente avvantaggiato, per i sondaggi, da consigliare al centrodestra di accorciare i tempi. Per l’opposizione invece, più tempo vuol dire più possibilità di recupero, forse anche per far eleggere il Csm con il vecchio sistema correntizio che il sorteggio vuole stroncare. I partiti di Matteo Renzi e Carlo Calenda, Iv e Azione, hanno spaccato lo schieramento e sono favorevoli alla separazione delle carriere, mentre il leader M5S Giuseppe Conte nel video di fine anno raccomanda di «dire assolutamente no a questo scempio». Ieri il leader grillino Giusepe Conte ha risposto a Nordio che aveva definito «superflua» l’iniziativa dell’opposizione per un ulteriore referendum ma questa volta abrogativo della riforma.
«Noi sulla giustizia firmiamo e non ci sentiamo superflui», ha detto l’ex premier.
Il fronte del Sì e quello del No spiegano i pro e i contro della riforma, facendo a gara ad esporre frontman noti, da un lato l’ex star di Mani pulite Antonio Di Pietro, dall’altro il procuratore di Napoli Gratteri. Sul fronte del Sì sono schierati comitati che rappresentano le forze di centrodestra, ma anche una parte del mondo del diritto, vedi l’Unione delle Camere penali e la società civile, vedi la Fondazione Einaudi; su quello del No i comitati fanno riferimento a Pd, M5s, Avs, ad associazioni ma soprattutto all’Anm, che rappresenta gran parte delle 9.700 toghe in servizio, anche se le voci discordanti si moltiplicano.
Ma il 2026 sarà importante anche per altri provvedimenti. Con la legislatura che terminerà probabilmente a primavera 2027, diventa stringente il dibattito sulla nuova legge elettorale, legata al premierato. E se la separazione delle carriere passasse, la maggioranza già pensa a norme restrittive su custodia cautelare, iscrizione nel registro degli indagati e uso delle intercettazioni.
E poi, all’orizzonte potrebbe esserci la vera responsabilità civile dei magistrati e una revisione dell’obbligatorietà dell’azione penale.