A Roma nasce Italia Popolare Il Pdl rischia di perdere le "ali"

La corrente di Alemanno e Frattini scende in campo per il Prof: "Nessuno farà fuori il Cav". Il Pdl rischia di perdere le "ali". Meloni e Crosetto guardano a destra

A Roma nasce Italia Popolare Il Pdl rischia di perdere le "ali"

Roma Il pressing dei montiani del Pdl nei confronti di Angelino Alfano cresce di intensità. I fan azzurri del Professore hanno bisogno di un «garante», di un pontiere capace di parlare con mondi diversi, di un capofila che possa guidare una formazione dai confini ampi (si va da Franco Frattini agli alemanniani, dall'area ciellina che fa capo a Mario Mauro ad esponenti di spicco del Pdl come Maurizio Sacconi e Gaetano Quagliariello). Per questo il tentativo in corso è quello di spingere l'ex Guardasigilli - che nei giorni scorsi ha incontrato il cardinal Ruini, interessato a una convergenza tra Pdl e nuovo centro - a sottoscrivere nella riunione di oggi di «Italia Popolare» al Teatro Olimpico di Roma una sorta di manifesto che faccia esplicito riferimento ai valori del Ppe e vincoli il partito all'ortodossia comunitaria. Un tentativo di varcare il Rubicone e uscire dal guado, mettendo in chiaro che l'appoggio a Mario Monti non è una delle opzioni ma la sola strada percorribile.

Alcuni dirigenti vedono in Alfano l'uomo ideale per tracciare questa strada e sedersi al tavolo della trattativa con Monti, Casini e Montezemolo e disegnare il volto del nuovo centrodestra. La tela dei rapporti con il mondo montiano è sempre più fitta. Martedì in Senato, ad esempio, la Fondazione Magna Carta organizzerà la presentazione della Rivista Percorsi Costituzionali, dal titolo «Corruzione contro Costituzione», e avrà come ospite d'onore il ministro Paola Severino. Inoltre al Teatro Olimpico si presenterà anche Gabriele Albertini. Non si sa ancora se prenderà la parola ma l'ipotesi che possa essere acclamato come candidato d'area alla presidenza della Lombardia non è da escludere. È evidente, però, che questo tentativo di forzare la mano e muoversi sul filo di una ribellione «soft» comporta rischi elevati. «Domani (oggi, ndr) - spiega un altro filomontiano - gli organizzatori della manifestazione potrebbero anche fare il nome di Monti, ma nessuno avrà il coraggio di escludere Berlusconi».

Il gruppone dei filomontiani in caso di scissione dovrà fare i conti con una concorrenza agguerrita, pronta a lottare per la propria sopravvivenza politica o per l'ingresso in Parlamento. Conquistare un posto al sole, dunque, non sarà scontato. I segnali che arrivano da Monti sono poco rassicuranti. Il premier dimissionario punta a prendere i voti dei moderati, compresi quelli del Pdl, ma non ha intenzione di essere direttamente collegato a chi lo ha sfiduciato in Parlamento. A remare contro ci sono poi i centristi, ovviamente gelosi dei posti in lista. L'unico che avrà le porte aperte sarà Mario Mauro che potrebbe avere alcuni posti garantiti. Stesso discorso per Franco Frattini. Gli altri sono in bilico e il rischio di restare con il cerino in mano c'è.

Se al Teatro Olimpico verrà innalzato un monumento verbale al Professore, all'Auditorium Conciliazione ci si muoverà nella direzione contraria. Giorgia Meloni e Guido Crosetto, con le loro «Primarie delle Idee», punteranno sull'orgoglio di un centrodestra capace di esprimere una identità propria e una partecipazione dal basso, anche senza l'avallo dei salotti buoni. Il «gigante e la bambina» (come sono stati ribattezzati i due esponenti del Pdl) non potranno contare sulla presenza di Alessandro Cattaneo. Il giovane sindaco formattatore si è tirato fuori da entrambe le manifestazioni.

Il motivo? Se da una parte non condivide le posizioni anti-montiane della Meloni e di Crosetto, dall'altra non vuole avallare chi ha annullato le primarie e sfiduciato il Professore. Ci sarà invece Francesco Storace. «La Destra di domani avrà bisogno di nuovi leader. E lei non mi spiace: se ha coraggio...».

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