Le riforme del governo Letta: niente reato di clandestinità e mano morbida per le canne

Il governo converte il reato di clandestinità in illecito amministrativo. Resta la valenza penale solo per i recidivi. Ridotta la pena per chi spaccia la marijuana

Le riforme del governo Letta: niente reato di clandestinità e mano morbida per le canne

Le riforme del governo Letta? La cancellazione del reato di clandestinità e la depenalizzazione dello spaccio della cannabis. Con un blitz a Palazzo Madama il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri presenta un emendamento al ddl sulla depenalizzazione e sulla messa alla prova che converte l'immigrazione clandestina in illecito amministrativo. Emendamento che passa con 182 voti favorevoli, sedici voti contrari e sette astenuti. Un emendamento del relatore David Ermini (Pd) al dl carceri, ora in commissione Giustizia della Camera, modifica invece la Fini-Giovanardi sulle droghe riducendo la pena per lo spaccio della cannabis.

Cancellato il reato di immigrazione clandestina

Alla fine il governo presenta un proprio testo per modificare le leggi che regolano l'immigrazione clandestina. "Da un lato il reato viene abrogato, dall’altro viene trasformato in illecito amministrativo", spiega Ferri in Aula. Gli immigrati che, per la prima volta, entra clandestinamente in Italia, non verrà sottoposto a procedimento penale, ma verrà espulso. Qualora dovesse rientrare, commetterebbe reato. "Nessun passo indietro - assicura il sottosegretario alla Giustizia - il governo ha semplicemente voluto specificare espressamente quanto già contenuto nella norma".

Quando il governo ha provato a presentare una proposta di mediazione per tentare di ricucire le diverse posizioni di Partito democratico e Nuovo centrodestra, la seduta è stata subito sospesa per il permanere delle perplessità e consentire ai diversi capigruppo di fare il punto. "Puntiamo i piedi affinché resti la possibilità di espellere i clandestini anche nel caso in cui il reato venga cancellato", ha commentato il capogruppo del Ncd Maurizio Sacconi. "Non è facile - osservano i democrat - trovare la quadra anche da un punto di vista tecnico-formale". Nonostante le scaramucce tra alfaniani e piddini, la maggioranza approva la proposta di mediazione del governo che paassa con 182 voti favorevoli.

Riduzione della pena per gli spacciatori

L'emendamento del piddì Ermini modifica la Fini-Giovanardi riducendo a un massimo di tre anni di reclusione e introducendo multe più light per chi spaccia la cannabis. In questo modo viene introdotta una distinzione tra droghe leggere e pesanti. Il decreto legge carceri già interviene sul cosiddetto "piccolo spaccio" prevedendo che il massimo della reclusione scenda da 6 a 5 anni. Con l’emendamento la pena viene ulteriormente ridotta consentendo così la possibilità di usufruire della "messa alla prova". Le multe vanno da duemila a 12mila euro contro l’attuale forbice tremila-26mila.

"In questo modo - spiega il relatore Ermini - torna di fatto una distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti che rimetterà in discussione l’impianto della Fini-Giovanardi". Per le "droghe pesanti", infatti, gli anni di reclusione restano quelle previste dal testo del governo, vale a dire cinque.

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