Motta Visconti, dietro la strage una polizza vita sulla moglie

Motta Visconti, dietro la strage una polizza vita sulla moglie

Motta Visconti(Milano)Una polizza sulla vita di Cristina Omes, beneficiario il marito Carlo Lissi. È il nuovo elemento emerso in queste ore che, se confermato, andrebbe a rendere ancora più fosco il quadro del triplice delitto di via Ungaretti, la villetta dove l'uomo, 32 anni, ha ucciso la moglie, dopo averci fatto l'amore, e i figli. Perché, come ha poi spiegato agli inquirenti nel corso della confessione, la famiglia per lui era diventata un peso insostenibile da cui liberarsi a qualsiasi prezzo.
La notizia è trapelata ieri quando ai carabinieri è giunta la notizia, probabilmente dallo stretto giro di amici e famigliari, che Cristina Omes, 39 anni, avrebbe avuto una polizza sulla vita. Particolare abbastanza credibile vista che la giovane donna era impiegata presso l'agenzia Sai di Motta Visconti e che altri impegni analoghi erano già stati accesi dai famigliari dei due coniugi. Spetterà ora agli investigatori chiarire nei dettagli e soprattutto inquadrare questo aspetto nel quadro criminale complessivo. In altri termini se si scoprisse che il contratto era stato stipulato nel 2009, quando è nata Giulia, o nel 2012, quando è nato invece Gabriele, potrebbe trattarsi banalmente di una comprensibile attenzione di due coniugi nei confronti della famiglia. Magari accertando che pure Carlo Lissi aveva a sua volta acceso una polizza con beneficiaria la moglie Cristina.
Diverso aspetto invece se l'uomo avesse convinto la moglie a sottoscrivere il contratto appena qualche settimana fa, irrobustendo così l'ipotesi accusatoria della procura che gli ha contestato l'omicidio premeditato. Carlo Lissi infatti ha raccontato di aver ucciso la moglie attorno alle 23 di sabato 14 giugno, dopo aver fatto l'amore, colpendola cinque o sei volte con un coltello. Quindi è salito al piano superiore dove con un sol colpo ha trafitto la gola ai due bambini. Quindi ha gettato all'aria alcuni cassetti, è nuovamente sceso, ha aperto la cassaforte, preso i gioielli della moglie per simulare una rapina finita in tragedia. Poi è andato tranquillamente a vedere Italia Inghilterra, esultando per i gol degli azzurri. Tornato infine alle 2 ha «scoperto» i tre corpi straziati e quindi dato l'allarme.
Una versione durata appena 24 ore, il tempo di mettere l'uomo di fronte alle tante incongruenze. Per esempio aver abbracciato la moglie trovata in un lago di sangue senza sporcarsi le mani e i vestiti, le porte o gli interruttori della luce. Gli investigatori gli hanno poi contestato una sbandata, per altro non corrisposta, per una collega di lavoro: episodio decisivo per decidere di liberarsi di moglie e figli. E alla fine, nella notte tra domenica e lunedì, attorno alle 2, è arriva la confessione, preceduta da un liberatorio «Voglio il massimo della pena».
Quando il procuratore Gustavo Cioppa gli ha chiesto perché avesse ucciso non solo la moglie ma anche i figli, ha risposto che loro «sarebbero rimasti» comunque, mentre ormai era l'intera famiglia ed essere diventata «un peso». E alla successiva domanda: «Aveva premeditato il triplice delitto?» si è limitato a replicare «Ci stavo pensando da qualche giorno».

Elementi che messi insieme con il rapporto sessuale, per dimostrare gli ottimi rapporti tra coniugi, e la partita guardata al bar, mentre di solito Carlo Lissi le guardava a casa, hanno fatto scattare tra le varie aggravanti anche la premeditazione. Ora salta fuori anche la polizza vita, che potrebbe gettare una luce ancor più sinistra sul gesto di Lissi, e rendere più consistente l'ipotesi della premeditazione.

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