Sallusti: "Preoccupa il silenzio delle alte cariche"

Il direttore del Giornale ai microfoni del TgLa7: "Ho paura di vivere in un paese dove ci si permette di arrestare le idee, di metterle in carcere"

"Ho paura di vivere in un paese dove ci si permette di arrestare le idee, di metterle in carcere". Con queste parole il direttore del Giornale Alessandro Sallusti commenta ai microfoni del TgLa7 diretto da Enrico Mentana la condanna a quattordici mesi di carcere per un articolo che non ha scritto lui. "Mi
preoccupa - spiega - il silenzio di oggi delle alte cariche dello Stato e del governo che presumo, per motivi di antipatia personale o ideologici, non hanno detto nulla su questa vicenda"
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Ci sono due fatti che insospettiscono il direttore del Giornale che adesso attende il verdetto della Cassazione previsto per mercoledì prossimo."Il primo fatto è che queste idee sono di una parte di opinione - spiega Sallusti al TgLa7 - il secondo è che la querela è stata fatta da un magistrato ed è stata giudicata in modo così severa da un altro magistrato". Poi, c’è una considerazione finale: "Mi preoccupa il silenzio di oggi delle alte cariche dello Stato e del governo che presumo, per motivi di antipatia personale o ideologici, non hanno detto nulla su questa vicenda". "Sono sempre molto bravi e molto pronti a enunciare dei principi nei convegni - continua il direttore del Giornale - ma quando devono far sentire la loro voce a difesa di tutti i cittadini, a prescindere dal loro pensiero, spesso battono in ritirata".

Nonostante la situazione, Sallusti assicura che iI suo stato d’animo è "assolutamente sereno". "Sono convinto della mia assoluta buona fede e di non aver commesso alcun reato", continua commentando la vicenda giudiziaria che lo vede condannato, senza la condizionale, per il reato di diffamazione dopo la querela di un giudice tutelare, Giuseppe Cocilovo. L'articolo in questione non è stato redatto da Sallusto, ma è stato pubblicato su Libero nel 2007, quando era direttore gerente del quotidiano e dunque considerato "responsabile oggettivo".

La vicenda sarà giudicata il 26 settembre dalla Corte di Cassazione, per la sentenza definitiva. "Una situazione che non esito a definire ’kafkianà e che non ha precedenti - conclude Sallusti - Vedremo cosa succederà nei prossimi giorni. Per il momento, diciamo che resto in fiduciosa attesa".

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