Spiare Vieri costa 1 milione a Inter e Telecom

MilanoNon tutte le privacy hanno lo stesso valore. Per le centinaia di dipendenti di Telecom, «dossierati» uno ad uno dall'ufficio Sicurezza dell'azienda ai tempi di Marco Tronchetti Provera e del suo segugio Giuliano Tavaroli, il risarcimento è stato di poche migliaio di euro. Per Christian Vieri detto «Bobo», già centravanti dell'Inter e della Nazionale nonchè fidanzato seriale di veline e starlette, il risarcimento sancito da una sentenza del tribunale di Milano ammonta a un milione tondo tondo, più rivalutazione e interessi. Poca cosa, rispetto ai venti milioni che il vecchio bomber aveva chiesto all'Inter e a Telecom. Ma comunque una soddisfazione. Anche perché le costose indagini compiute su ordine di Massimo Moratti e dei vertici della compagnia telefonica non arrivarono a scoprire sul conto di Vieri niente che già non si sapesse: e cioè come il giovanotto avesse una robusta passione per le ore piccole, le feste e le pupe.
La storia dei dossier su Vieri era emersa quando le indagini della Procura di Milano avevano scoperchiato il calderone delle attività della Security di Telecom, scovando - nascoste in un dvd criptato - migliaia di pratiche investigative a carico di italiani oscuri o celebri, realizzati per conto di Telecom e Pirelli dall'agenzia investigativa fiorentina Polis d'Istinto. Tre di quelle pratiche chiamavano in causa i vertici dell'Inter, di cui Tronchetti Provera era all'epoca vicepresidente e secondo azionista. Una, la più ingombrante, chiamata «Ladroni», puntava a scoperchiare il «sistema Moggi», ovvero le relazioni occulte della Juventus con il mondo arbitrale: e qui Vieri non c'entrava.
Due dossier, invece, portavano nell'intestazione il nome del corpulento centravanti nerazzurro. Uno realizzato alla fine degli anni Novanta dalla Polis d'Istinto su richiesta diretta di Massimo Moratti, allarmato dalle voci sempre più ricorrenti sulla condotta di vita non propriamente da atleta di Vieri. Questo incarico venne svolto dalla Polis d'Istinto pedinando a lungo Vieri nei suoi spostamenti diurni e notturni, spesso in compagnia di compagni di squadra, e documentandone abitudini discutibili come quella di violare ampiamente e regolarmente i limiti di velocità: ma i private eye lavorarono sempre in luoghi pubblici, senza tentare incursioni nelle residenze private frequentate da Vieri. Ciò nonostante la sentenza del tribunale civile dichiara illecita tale attività di spionaggio, dalla quale Vieri sostiene di avere ricevuto gravi traumi psicologici.
Il secondo dossier invece era stato commissionato da Carlo Buora, amministratore di Telecom, in vista di un possibile arruolamento di Vieri come testimonial. Il contratto alla fine non venne stipulato, anche perché Vieri pretendeva di essere pagato tramite una società offshore: ma nel frattempo la Security di Tim sottrasse dai computer aziendali i tabulati del telefonino di Vieri.

Analizzandoli emersero contati e amicizie «a rischio»: ed anche questa seconda attività viene considerata ora dai giudici una invasione inammissibile nella vita privata di Vieri, e viene anch'essa sanzionata con il megarisarcimento. Che Telecom e Inter impugneranno in appello, ma che nel frattempo dovranno iniziare a pagare.

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