Addio alla California la trattoria di famiglia che fu di Buffalo Bill

Giacomo Iacomino

«Conoscevo un certo signor Ivan, abitava al di là della strada, purtroppo ci ha lasciato di recente. Aveva 96 anni». Mario Sereni ha in bocca un sigaro, spento. Non si fuma nel locale, e così lo mastica, come se fosse tabacco. «Lo incontrai per la prima volta quando arrivai qui con mamma e papà, era il primo marzo 1964. Mi disse che già quando lui era piccolino, la California era considerata una vecchia trattoria». Non si sa esattamente da quanto è lì, quella cascina al 122 di via Ornati, in piena zona Niguarda. Mario, che con il fratello Luigi gestisce questo ristorante ormai da 54 anni, spiega: «Una cosa è certa: sulle cartine di Milano del 700 la California c'era già, come terreno e come casolare». Ha 68 anni, Mario, la stessa età di Luigi, sono gemelli, mentre le due sorelle che lavorano in cucina hanno superato i 70 da un pezzo. «Siamo invecchiati, non ce la facciamo più, ci mancano le energie». E così hanno deciso di dire basta. La trattoria California chiuderà i battenti a fine mese, definitivamente: «Potremmo darla in affitto a qualcuno Ma la trattoria ormai è diventata casa nostra, più del piano di sopra dove ormai ci andiamo solo a dormire».

Nella sala centrale, davanti al bancone, cinque signori anziani giocano a giochiamo a Birimba, una specie di burraco. Sul tavolo, un posacenere pieno di mozziconi e una bottiglia di vino. «Un vecchio Barbera dell'Oltrepo -continua Mario- da noi si è sempre bevuto questo rosso, fa parte dell'arredamento. Ovviamente anche i produttori sono dispiaciuti per la chiusura». Inutile aggiungere che alla California, come in gran parte del quartiere Niguarda, il tempo sembra essersi fermato. Il menu è scritto a penna, su un foglio di carta bianco. Pasta al pomodoro, ragù e arrabbiata. Minestrone e riso giallo. Poi tutti i secondi a base di carne. Spendere più di dodici euro è un'impresa. «Il più bel complimento? Quando ci dicono che qui si mangia come a casa. O come dalla nonna. Son cose che fan bene al cuore». Andranno avanti fino alla fine del mese, a pranzo e a cena. Poi chiuderanno i battenti. Una storia diventata leggenda, sulla bocca di tutti, qui nella zona. Il primo proprietario della cascina sarebbe stato Buffalo Bill. Si esibì a Milano con il suo circo di cowboys all'inizio del secolo scorso, innamorandosi di una ragazza del luogo. Insieme avrebbero aperto una locanda, la stessa che a fine mese cesserà l'attività. Mario fa spallucce, e dice la sua: «Lo escludo. Tutto questo c'era ben prima di Bill, poi magari è venuto a mangiare qui una volta, ma io non lo so...». La gestione e l'ambiente, su questo invece non ci sono dubbi, sono rimasti tali e quali ad allora. Poi all'improvviso il fratello Luigi, fino a quel momento rimasto in disparte, si avvicina e dice: Glielo dico io qual è la forza della California.

L'altra sera eravamo al completo e un paio di persone ci chiedono se possono mangiare. Io vado da due clienti abituali seduti e domando se posso farli sedere lì con loro, perché non c'è più posto. Non si conoscevano, ma dopo mezz'ora sembrava fossero migliori amici. Ecco che cos'è la California...»

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