Sala gela ancora Renzi: "Voterò alle primarie. Ma senza dire per chi"

Oggi arriva l'ex premier, se vincerà è pronta la resa dei conti col sindaco. Domani Orlando

Sala gela ancora Renzi: "Voterò alle primarie. Ma senza dire per chi"

Beppe Sala scioglie (almeno) una riserva. «Andrò a votare alle primarie del Pd». A dieci giorni dal voto non era ancora scontato. Ma «fino alla fine non dirò per chi, l'ho sempre detto» ha risposto ieri all'ennesima sollecitazione. E il sindaco non ha anticipato nemmeno se parteciperà questa sera a «#Noi che», la tappa della campagna di Matteo Renzi al teatro Franco Parenti (prima, alle 18.30 sarà a Bergamo). Salirà sul palco dalle 21 con il ministro alle Politiche agricole Maurizio Martina, che fa ticket con l'ex premier nella candidatura alla segreteria del Pd, e con il ministro all'Istruzione Valeria Fedeli (seguirà cena con l'entourage renziano). «Non so ancora se andrò» si è tenuto vago Sala. I bookmakers traducono con il no. Sono due giorni caldi per la caccia al voto sotto la Madonnina. Domani anche il ministro Andrea Orlando si concentrerà su Milano, alle 15 sarà alla Fondazione Feltrinelli per un incontro pubblico con Gianni Cuperlo e Giuliano Pisapia, poi si trasferirà con i supporter in Darsena per la grande festa «Alziamo la voce» e la musica dei «NeMaPrObleMa». I renziani si appendono a quel «fino alla fine», tenteranno fino alla vigilia di convincere il sindaco a esporsi, ma il pressing non sta andando a buon fine. Altri uomini forti della giunta, come l'assessore al Bilancio Roberto Tasca, hanno seguito l'orma restando super partes. Schierati con Orlando invece Pierfrancesco Majorino e Filippo Del Corno, che godono di ampia visibilità gestendo uno il Welfare e l'altro la Cultura. La vicesindaco e renziana di ferro Anna Scavuzzo, stasera al Parenti, nella campagna più di tutti si è trovata tra due fuochi. La resa dei conti con Sala dopo il 30 aprile, se l'ex segretario come sembra scontato farà il bis, non tarderà ad arrivare. Renzi proverà a ridimensionare l'autonomia di Sala, che ha goduto in questi mesi di ampia visibilità e libertà di manovra. Intanto, il 9 maggio il sindaco consegnerà le chiavi della città a Barack Obama e all'appuntamento in Fiera a Rho arriverà anche l'ex premier. I maligni poi sostengono che il sindaco potrebbe ritrovarsi con meno amici dem al fianco qualora venisse rinviato a giudizio nell'inchiesta sull'appalto per la Piastra di Expo. I pm si sono presi sei mesi per decidere se chiedere l'archiviazione. Per un rimpasto che potrebbe rafforzare la quota renziana in giunta si dovrebbe attendere la tornata elettorale, quando alcuni assessori cercheranno di migrare a Roma o in Regione (in pole Carmela Rozza, Pierfrancesco Maran, lo stesso Majorino che aveva corso alle primarie contro Sala e a cui il ruolo di assessore inizia a stare stretto).

Il fatto che la giunta sia spaccata e tra i consiglieri comunali «vinca» il ministro della Giustizia sull'ex premier è la motivazione con cui Sala difende la linea super partes: non vuole correre il rischio di agitare le acque in una maggioranza che nelle ultime settimane si è già spaccata su M5, Atm e Darsena. O forse prevede che Renzi «resusciterà» fino alle amministrative di giugno, e poi prenderà un'altra batosta. Questa volta più forte del referendum.

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