Francia, Macron a valanga

Il neo presidente eletto con oltre il 60% dei voti: "In prima linea contro il terrorismo". Le Pen: "Vince la continuità"

Francia, Macron a valanga

"Nei prossimi cinque anni, la mia responsabilità sarà di eliminare le paure, di ritrovare l'ottimismo, di mettere insieme tutti gli uomini e le donne pronti ad affrontare le sfide enormi che ci attendono. La Francia sarà in prima linea contro il terrorismo, sia nel suo territorio nazionale sia a livello internazionale. La lotta potrà durare a lungo ma la condurremo senza indebolirci". La Francia ha scelto Emmanuel Macron: a soli 39 anni è lui l'ottavo presidente della V Repubblica francese. Il leader di 'En Marche!' ha nettamente battuto la sua rivale, Marine Le Pen, con un risultato che si attesta oltre il 60%. "Si apre una nuova pagina, quella della speranza e della fiducia ritrovata", è stato il primo commento dell'uomo che prenderà il posto di Francois Hollande all'Eliseo.

Macron in serata si è recato sulla esplanade du Louvre, a Parigi, dove migliaia di sostenitori hanno festeggiato la vittoria alle elezioni presidenziali. Macron, in abito e cappotto blu, ha percorso la piazza mentre le note diffondono l"Inno alla Gioia, l'inno dell'Europa. "Questa sera voi ce l'avete fatta - ha detto Macron ringraziando i suoi sostenitori - la Francia ce l'ha fatta. Ci dicevano che questo era impossibile, ma non conoscevano la Francia".

Enarca e banchiere, figlio di un medico di provincia, laureato in filosofia e diplomato in pianoforte al conservatorio, Macron è liberale in economia, (iper-liberista secondo alcuni). Di formazione cattolica ma progressista sul piano dei diritti civili, è attento ai richiami dell'opinione pubblica moderata in tema di sicurezza e immigrazione, fede granitica nel progetto europeo. Per una serie fortunosa di circostanze, dalla sconfitta di Manuel Valls alle primarie socialiste, fino alla perdita di consensi di Francois Fillon dopo l'esplosione del 'PenelopeGatè, Macron è riuscito nell'impresa di conquistare l'Eliseo, diventando il più giovane presidente della Repubblica nella storia di Francia. Nato ad Amiens nel 1977, studia dai gesuiti al liceo, poi filosofia all'Università di Nanterre, a 22 anni diventa l'assistente di Paul Ricoeur, nome importante del pensiero morale della Francia della seconda metà del '900. Poi il diploma a Science Po e l'approdo all'Ena, fucina della classe dirigente della Repubblica. Al liceo cattolico di Amiens, durante un corso di teatro, conosce e si innamora di Brigitte Trogneux, professoressa dell'istituto che ha 24 anni più di lui. La sposa dopo 13 anni, quando lei ha 54 anni e lui 29. Macron è l'outsider assoluto del panorama politico francese. Non è mai passato per le urne, nè ha mai fatto gavetta di partito o vita di sezione. Ma la sua ambizione, una solida rete di relazioni e una non secondaria dose di fortuna, lo portano in alto, fino a lambire l'Eliseo. Macron ha il sostegno di una fetta molto influente dell'establishment del paese, dal banchiere David Rothschild Jacques Attali, già segretario di Francois Mitterrand, fino al presidente in carica Francois Hollande che lo vuole con sè come segretario generale dell'Eliseo e poi al ministero dell'Economia nel 2014, quando Macron prende il posto di Adrian Montebourg nel secondo governo di Manuel Valls, e a soli 36 anni, diventa il ministro più giovane della V Repubblica dopo Valery Giscard d'Estaing.

La novità Macron non sta solo nel suo profilo professionale e nella sua atipica e rapidissima ascesa, ma anche nel suo discorso politico. A cominciare dalle ricette economiche: la sua visione del mercato del lavoro ad esempio, tradotta nella contestatissima 'Loi Travail' che l'anno scorso ha scatenato proteste di piazza e polemiche infinite, lo ha allontanato definitivamente dal consenso della sinistra tradizionale. Non è un caso se Jean Luc Melenchon leader della France Insoumise, gli abbia chiaramente chiesto di ritirare quella proposta per far convergere il voto della sinistra radicale al ballottaggio, ottenendo in cambio un secco rifiuto. E non è un caso nemmeno che il voto per Macron al secondo turno ha spaccato il fronte sindacale: le principali organizzazioni operaie non hanno aderito al blocco anti-Lepenista lasciando agli iscritti la libertà di potersi astenere. Il Nouvel Observateur lo ha definito il candidato 'post-sistemà, sia per contrapporlo alle posizioni 'anti-sistemà incarnate da Marine Le Pen, sia per descrivere il fenomeno di un personaggio che ha mandato in soffitta i partiti tradizionali, i socialisti eredi del mitterrandismo e quel che resta del neogollismo, che per 65 anni hanno espresso i candidati per la conquista della poltrona più importante della Repubblica .

Oggi, conquistato il traguardo, Macron rimane il riferimento di chi crede nel progetto europeo e lo ritiene ancora riformabile. La classe dirigente europeista del continente tifa per lui. 'Dalla sua vittoria dipende il futuro dell'Unionè, è stato il mantra ripetuto nelle ultime settimane. L'Europa, per il momento, sembra salva.

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