I 25 anni di cooperazione tra Italia e Azerbaigian

Il think tank "Il Nodo di Gordio" ha avuto l’occasione di intervistare in esclusiva Hikmat Hajiyev, portavoce del Ministero degli Affari Esteri della Repubblica dell’Azerbaigian sulle relazioni diplomatiche ed economiche tra Roma e Baku

I 25 anni di cooperazione tra Italia e Azerbaigian

Italia e Azerbaigian: 25 anni di cooperazione. E per celebrare il venticinquesimo anniversario dell’avvio delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi, l’Ambasciata azera, insieme all’Associazione interparlamentare di amicizia Italia-Azerbaigian, ha organizzato a Roma, a Palazzo Giustiniani, un convegno sulla collaborazione tra i due Stati. Non soltanto in ambito economico, con l’Italia che è al primo posto come partner economico di Baku, ma anche nel campo culturale con scambi artistici, con interventi azeri a sostegno di numerosi restauri del patrimonio artistico italiano. Una collaborazione destinata a rafforzarsi ancora di più con la realizzazione della Tap, la Trans Adriatic Pipeline, che porterà in Italia il gas dell’Azerbaigian. La data scelta per il convegno, il 18 ottobre, è particolarmente significativa per Baku perché è il giorno della proclamazione dell’indipendenza nel 1991, all’indomani della dissoluzione dell’Unione Sovietica.

Tra i numerosi relatori ed ospiti di eccellenza della vita politica, economica e culturale italiana introdotti dall’Ambasciatore Mammad Ahmadzada e dal Presidente dell’Associazione Interparlamentare di Amicizia Italia-Azerbaigian, il Sen. Sergio Divina, il think tank “Il Nodo di Gordio” ha avuto l’occasione di intervistare in esclusiva Hikmat Hajiyev, portavoce del Ministero degli Affari Esteri della Repubblica dell’Azerbaigian sulle relazioni diplomatiche ed economiche tra Roma e Baku.

Dal punto di vista storico, oltre che geografico, l’Azerbaigian rappresenta uno dei confini dell’Europa. Come sono le attuali relazioni fra Baku e l’Unione Europea? E in particolare quelle con l’Italia?

Come ha giustamente affermato, l’Azerbaigian è strettamente legato all’Europa dal punto di vista geografico, storico e culturale. Le relazioni storico-culturali, la vicinanza geografica, i tradizionali valori di tolleranza e multiculturalismo, il suo sviluppo come paese laico, il suo importante ruolo nella lotta contro il terrorismo, le migrazioni illegali, l’estremismo e il radicalismo, in quanto confinante con l’Europa, il suo contributo alla sicurezza energetica, tutto ciò fa dell’Azerbaigian un “partner naturale” dell’Unione Europea e dell’Italia. Oggi la maggior parte del fatturato commerciale dell’Azerbaigian è quello con l’Unione Europea. Sono in corso intensi colloqui volti alla conclusione di un Accordo di partenariato Strategico tra l’Azerbaigian e l’Unione Europea. Questo accordo strategico svolgerà un importante ruolo nel quadro dello sviluppo della cooperazione globale tra l’Unione Europea e l’Azerbaigian negli anni futuri. Cooperazione con l’Unione Europea significa amicizia e collaborazione con i paesi membri. Gran parte del fatturato commerciale con l’Unione Europea è dovuto all’Italia, che allo stesso tempo è il principale partner commerciale del mio paese nel mondo. Apprezziamo molto il sostegno dell’Italia nello sviluppo delle relazioni dell’Azerbaigian con l’Unione Europea. Quest’anno celebriamo il XXV anniversario delle relazioni diplomatiche tra l’Azerbaigian e l’Italia e possiamo dire con fierezza che in questi anni tra i due paesi si sono stabiliti stretti rapporti di collaborazione basati su comprensione reciproca e amicizia.

Come si vede da Baku, osservatorio privilegiato, la caotica situazione della regione mediorientale? E quali potrebbero essere le politiche necessarie a decantare questa lunga crisi?

L’Azerbaigian è strettamente legato tanto al Medio Oriente quanto all’Europa. Le ultime vicende che hanno coinvolto il Medio Oriente, l’apparizione di nuovi centri di conflitto e di nuove forme e manifestazioni di terrorismo preoccupano anche l’Azerbaigian, come il resto del mondo. Riteniamo che in primo luogo per l’affermazione della pace e della sicurezza nella regione, tra i grandi stati deve affermarsi una posizione uniforme basata sul diritto internazionale. Diversi avvenimenti aggravano ancora di più la situazione. Bisogna trovare una soluzione definitiva ai conflitti di lunga durata che sia conforme alle norme e ai principi del diritto internazionale. L’esperienza dimostra che le zone di conflitto rappresentano un terreno fertile per il terrorismo e le tendenze che derivano da esso. Inoltre, bisogna porre fine ad esperimenti politici che prevedono l’intrusione negli affari interni dei paesi e la violazione del sistema di governo. Allo stesso tempo si dovrebbe promuovere il dialogo interculturale e interreligioso.

L’Azerbaigian, per esempio, insieme ad altri partner cerca di dare il suo contributo per assicurare la stabilità nella regione supportando i lavori di ricostruzione in Afghanistan, lottando contro il radicalismo, l’estremismo e il terrorismo e promuovendo il dialogo interculturale e interreligioso e l’armonia tra le diverse correnti dell’Islam.

L’Azerbaigian è un grande produttore di gas e petrolio. Come vede l’attuale crisi del settore indotta, artificialmente, dal crollo dei prezzi di mercato? E quali sono le linee guida della politica di Baku in questo settore strategico?

Purtroppo i prezzi del petrolio nel mercato mondiale non vengono determinati da reali principi di domanda-offerta, ma più, da strumenti di manipolazione politica. L’Azerbaigian è a favore della stabilizzazione del prezzo del petrolio nel mercato mondiale e della formazione di prezzi equi che rispecchino gli interessi sia dei produttori che dei consumatori. L’Azerbaigian è consapevole del fatto che il petrolio ed il gas sono ricchezze esauribili, per cui indirizza i ricavi derivati dal petrolio allo sviluppo di altri settori dell’economia.

Possiamo affermare con grande soddisfazione che tra i paesi esportatori del petrolio, l’Azerbaigian è uno dei paesi più pronti all’era post-petrolifera. Prima di tutto dai ricavi di petrolio vengono fondate le basi delle nuove infrastrutture moderne, si investe seriamente sul capitale umano e l’alfabetizzazione nel paese ha raggiunto circa il 100%. L’Azerbaigian, in base ai suoi vantaggi comparativi, sta sviluppando progressivamente l’industria petrolchimica, l’industria leggera e pesante, le tecnologie di informazione e di comunicazione, il sistema di trasporto trans-regionale Est-Ovest, Nord-Sud e Sud-Ovest, il settore dei servizi, del turismo e l’agricoltura. Auspichiamo che le aziende e gli investitori italiani svolgano un ruolo più attivo nello sviluppo del settore non petrolifero dell’economia azerbaigiana.

La lunga crisi del Nagorno-Karabach rappresenta, oltre che una tragedia umana, una minaccia per la sicurezza e gli equilibri del Caucaso e, più in generale, di tutto il mondo. Eppure il Gruppo di Minsk sembra essere paralizzato. Dal punto di vista dell’Azerbaigian quali passi diplomatici sarebbero necessari per una soluzione pacifica del problema? E quale potrebbe essere il contributo dell’Italia?

L’occupazione dei territori dell’Azerbaigian da parte dell’Armenia e la presenze delle truppe dell’Armenia nei territori occupati continua a costituire una grave minaccia alla pace e la sicurezza della regione. Ci dispiace che la leadership dell’Armenia non comprenda che i tentativi di cambiare con la forza i confini internazionalmente riconosciuti di un paese sono inaccettabili. Questi approcci feudali appartengono al Medioevo. Le basi politico-giuridiche della soluzione del conflitto e le misure da intraprendere sono chiare. Le quattro risoluzioni adottate da parte del Consiglio di Sicurezza dell’Onu per porre fine al conflitto riconfermano l’integrità territoriale e la sovranità dell’Azerbaigian e richiedono il ritiro immediato e incondizionato delle forze armate dell’Armenia dai territori occupati dell’Azerbaigian. Anche le proposte preparate da parte degli Stati Uniti, della Russia e della Francia, co-presidenti del Gruppo di Minsk dell’OSCE intenzionati a risolvere il conflitto secondo il mandato delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, prevedono come primo passo il ritiro delle truppe dell’Armenia dai territori occupati dell’Azerbaigian. L’Azerbaigian ha dichiarato più volte che sostiene la soluzione del conflitto solo a queste condizioni e l’immediato cambio dello status quo basato sull’occupazione è ritenuto inammissibile. Solo con l’eliminazione dell’occupazione si può garantire il ritorno degli sfollati interni, l’affermazione del clima di fiducia e la rimozione del fattore di rischio militare. Riteniamo che, per dare una spinta alla soluzione del conflitto in base alle proposte esistenti, la comunità internazionale ed i co-presidenti del Gruppo di Minsk, l’Unione Europea e le altre istituzioni devono aumentare la pressione politica sull’Armenia. Siamo convinti che le comunità armena e quella azerbaigiana vivranno nuovamente in un clima di pace nella regione del Nagorno Karabakh dell’Azerbaigian. Come ciò si possa realizzare non è una grande scoperta. Il modello della regione autonoma del Trentino Alto Adige in Italia può essere uno dei modelli di successo da studiare per l’autonomia del Nagorno Karabakh all’interno dei confini dell’Azerbaigian. Anche l’Italia è membro del Gruppo di Minsk dell’Osce e riteniamo che lo studio del Trentino Alto Adige come un modello di successo dell’autonomia nel quadro del Gruppo di Minsk e la condivisione dell’esperienza dell’Italia sarebbero molto utili.

Nel momento in cui in Europa e nelle altre regioni del mondo emergono nuove e pericolose forme e manifestazioni di separatismo, oggi più che mai c’è necessità di studiare e applicare dei modelli di autonomia che hanno già avuto successo.

Andrea Marcigliano è senior fellow think tank “Il Nodo di Gordio”

www.NododiGordio.org

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