L'italiano che combatte a Lugansk: "Ak 47, lanciagranate e mitragliatrici. Così difendo i filorussi"

Antonio Cataldo, 30enne originario di Chiusano San Domenico, è arrivato l'11 febbraio scorso: "Le nuove reclute vengono addestrate da ex soldati ucraini schierati coi filorussi"

L'italiano che combatte a Lugansk: "Ak 47, lanciagranate e mitragliatrici. Così difendo i filorussi"

Nell’est dell’Ucraina a combattere con i ribelli filorussi c’è anche l’italiano Antonio Cataldo, trent’anni, originario di Chiusano San Domenico, un paesino di 2.500 anime in provincia di Avellino. Un "foreign fighter", arrivato l’11 febbraio scorso a Lugansk, che ha deciso di arruolarsi imbracciando le armi "per aiutare la popolazione e difenderla dai brutali attacchi delle truppe di Kiev".

Nel 2009 si è addestrato in Russia e Kazakistan e poi è partito per la Libia, la sua prima e vera esperienza di guerra, dove è stato anche prigioniero - assieme ad altri italiani - per più di un mese nelle carceri di Tripoli. Venduto, secondo quanto sostiene, agli uomini del colonnello Gheddafi da alcuni camionisti. "Quando sono riuscito a scappare ho combattuto per le milizie ribelli".

Sono passati più di tre anni da quell’esperienza e adesso la guerra di Antonio Cataldo è nell’autoproclamata "Repubblica Popolare di Lugansk", nell’Ucraina orientale.

Come mai hai deciso di combattere con i filorussi?

"Sono arrivato qui perché alcuni miei contatti mi hanno raccontato le violenze che i soldati ucraini e le loro milizie facevano contro la popolazione civile. Mi hanno raccontato di come i prigionieri venivano torturati per giorni. La famiglia di un mio compagno di battaglia è stata massacrata. Li hanno chiusi dentro una dacia e poi hanno fatto fuoco con un lanciarazzi. E di storie come queste ce ne sono tantissime. Ecco, per questo, senza pensarci troppo, sono partito".

Come sei arrivato al fronte?

"Sono arrivato a Lugansk passando per la Russia con un semplice visto turistico di otto giorni. Dal confine russo ho preso un autobus e sono arrivato".

Che ruolo hai ora?

"Qua ho avuto diversi ruoli che mi sono dovuto guadagnare dimostrando le mie abilità. Prima ero un cecchino, ma ero sprecato in quel ruolo. Ora faccio l’incursore".

Che armi avete in dotazione?

"Siamo pieni di armi. Io, come incursore, ho in dotazione un Ak-47 calibro 7.62 x 39 mm con lanciagranate. Molti sono armati con Ak-47 e Ak-74. Poi abbiamo mitragliatrici leggere e molti lanciarazzi anticarro".

Chi vi arma?

"Io non so chi fattivamente ci dà le armi. Ma qua abbiamo armi e proiettili all’infinito. Tutti i giorni facciamo addestramento e consumiamo tante munizioni ed esplosivo".

Ci sono altri stranieri che combattono insieme a te?

"Sì, sono molti gli stranieri che combattono qua. La maggior parte sono russi che arrivano da diverse regioni, diciamo circa l’80 per cento. Insieme a me combattono uomini arrivati dall’Uzbekistan e dal Kazakistan. In alcuni avamposti ho incontrato francesi, portoghesi e spagnoli. Ho saputo, ma non li ho mai visti, anche di qualche brasiliano".

E italiani?

"Sì, qualcuno. Due attualmente stanno a Donetsk e in questo fine settimana dovrebbero arrivare nel mio battaglione".

Tutti avete una preparazione militare?

"Chi arriva qui per combattere ha esperienze militari. Molti sono ex dell’esercito o hanno comunque partecipato a qualche guerra in passato ed hanno un’ottima preparazione. Le nuove reclute vengono addestrate da ex soldati ucraini che si sono schierati con i filorussi".

Venite pagati per quello che fate?

"A dire la verità io, fino ad ora, non ho visto un euro. Né un dollaro, né un rublo. Ma qui stiamo comunque bene. Mi passano tutto: dormiamo in caserma e abbiamo tre pasti al giorno.

Il cessate il fuoco sta reggendo?

"L’esercito ucraino ogni giorno continua ad attaccarci e a provocarci. Ma la situazione per la popolazione civile è migliorata perché siamo riusciti a far allontanare le truppe di Kiev dalla città e attualmente non riescono a bombardarla".

Di cosa ti occupavi in Italia?

"In Italia mi occupavo di sicurezza. Ho fatto dei lavori investigativi per delle agenzie anche in diverse parti del mondo".

Quando hai iniziato a fare questo?

"Nel 2003, quando facevo il militare di leva, sentivo parlare di corsi privati per contractors, e, dopo molte ricerche, nel 2009, sono riuscito a trovare un’agenzia che faceva corsi in Russia e Kazakistan. Così sono partito e mi sono addestrato specializzandomi in diverse cose".

Quando tornerai in Italia?

"Non so

quando tornerò in Italia. Non ci ho ancora pensato. Ma so che avrò molti problemi al mio rientro, anche se non ho commesso nessun reato e nessun atto terroristico. Ora penso a combattere per una giusta causa. Poi si vedrà..."

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