Marine Le Pen rifiuta le "avances" politiche di Steve Bannon

La leader francese Marine Le Pen ha affermato di non voler unirsi alla coalizione europea populista “The Movement” dell’ex consigliere americano di Trump, Steve Bannon

Marine Le Pen rifiuta le "avances" politiche di Steve Bannon

“Non merci monsieur Steve Bannon”. Ecco la cortese risposta di Marine Le Pen, leader del partito francese Front National, ribattezzato poco tempo fa con il nome Rassemblement national (Rn), alla proposta avanzata dall’ex consigliere di Donald Trump, Steve Bannon, di creare una formazione compatta di movimenti populisti in Europa.

Il rifiuto della Le Pen è arrivato oggi durante la sua visita romana al caro amico alleato, oggi Ministro dell’Interno della Repubblica italiana, Matteo Salvini. Il secco no della presidente del Rn è in contrasto con la visione di Salvini, rimasto affascinato dall’idea di unirsi in futuro a una coalizione europea proprio “per salvare l’Europa”, come mission della nuova fondazione politica The Movement di Steve Bannon, in vista delle prossime elezioni europee di maggio.

“Il signor Bannon non proviene da un paese europeo, è americano, ha suggerito la creazione di una fondazione che mira a offrire studi, sondaggi, analisi di partiti sovranisti europei. Ma la forza politica che nascerà dalle elezioni in Europa, siamo noi, e solo noi, che la struttureremo", ha dichiarato Marine Le Pen ai giornalisti. “Poiché siamo attaccati alla nostra libertà, attaccati alla nostra sovranità, siamo noi, insieme, rappresentanti di diversi popoli in Europa, che struttureremo la forza politica che mira a salvare l'Europa”, ha aggiunto Marine.

Il tour europeo condotto da Bannon poche settimane fa non sembra aver convinto le diverse formazioni populiste in giro per l’Europa. Uno tra tutti, il primo ministro ungherese Viktor Orban, che ha affermato di “non essere interessato alle cose che non toccano l'Ungheria".

E anche il vertice tra l’ex consigliere americano e il presidente della Repubblica Ceca Milos Zeman non si è concluso in un connubio di intenti. A dividere i due sembra infatti essere la diversa visione sull’applicazione o meno dei dazi doganali imposti alla Cina.

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