Nagorno Karabakh, la via azera per risolvere il conflitto

Intervista all'ambasciatore azerbagiano Mammad Ahmadzada: "L'Armenia deve ritirare le sue forze armate da tutti i territori occupati dell'Azerbaigian e lasciare che i profughi azerbaigiani tornino alle loro case"

Nagorno Karabakh, la via azera per risolvere il conflitto

Il sole martella il pomeriggio di Roma quando arriva l'ambasciatore dell'Azerbaigian Mammad Ahmadzada. Abito blu tipico della diplomazia, passo sicuro e volto sorridente. Ha un italiano perfetto. Non sono solo dettagli stilistici, ma anche l'esempio di come questo Paese, collocato ad Est, guardi con favore – e con grande collaborazione – a Occidente.

L’Azerbaigian, infatti, rappresenta un ponte tra Asia e Europa. Una posizione strategica, soprattutto per gli equilibri geopolitici dell’area in quanto si trova a confinare con Russia e Iran ed ha stretti legami, sia culturali che politici, con la Turchia. Tutti attori fondamentali nello scenario mediorientale.

Ma l’Azerbaigian è innanzitutto un Paese in continua crescita. I suoi grattacieli, che contrastano così armoniosamente con la parte più antica del Paese, stanno lì a dimostrarlo. Non solo: Paese a maggioranza musulmana rappresenta un modello di convivenza religiosa, come ci spiega Sandro Teti, responsabile per l'Italia del Baku International Multicultualism Centre (per approfondire, Giovanni Bensi, Le religioni dell'Azerbaigian, Sandro Teti Editore).

Ambasciatore, la guerra in Nagorno Karabakh, iniziata nel febbraio del 1988 e conclusa nel maggio del 1994, sembra essere scoppiata nuovamente. La percezione che si ha è quella della calma prima della tempesta. Solamente all'inizio di aprile ci sono stati almeno 300 morti tra i soldati azeri e oltre mille i feriti. Qual è la situazione ora?

Innanzitutto, alla base delle rivendicazioni armene c’è il desiderio di realizzare il mito della Grande Armenia. Non hanno infatti rivendicazioni territoriali solo contro di noi, ma anche contro altri paesi confinanti. Nel 1988 l’Armenia ha iniziato le sue rivendicazioni territoriali contro l’Azerbaigian per la regione del Nagorno Karabakh del mio paese, e nello stesso tempo tutti gli azerbaigiani in Armenia sono stati deportati dalle loro terre ancestrali. Dopo la dissoluzione dell’Urss, l’Armenia, sfruttando la complicata situazione politica in Azerbaigian, ha cominciato un’aggressione militare contro il mio Paese, occupando il 20 per cento dei territori riconosciuti internazionalmente dell’Azerbaigian, incluso il Nagorno Karabakh e sette distretti adiacenti, realizzando una pulizia etnica contro tutti gli azerbaigiani in questi territori ed anche compiendo un genocidio contro civili azerbaigiani nella città di Khojali. Oggi abbiamo più di un milione di rifugiati e profughi azerbaigiani e non è rimasto un singolo azerbaigiano nei territori occupati. L'Armenia, per coprire la sua aggressione, ha creato nei territori occupati dell'Azerbaigian un regime illegale fantoccio - "repubblica del Nagorno Karabakh", non riconosciuta da nessun Paese, inclusa l'Armenia stessa. Ci sono quattro risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, altre dell’Assemblea Generale dell’Onu, dell’Osce, altre ancora dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, Parlamento Europeo ecc, che confermano l’integrità territoriale dell’Azerbaigian e richiedono all’Armenia di ritirare le sue truppe dai territori occupati. Ma l’Armenia non ha fatto nulla e ha sempre ignorato queste risoluzioni. Ogni volta infatti che si è creata un’opportunità per avvicinarci a risolvere questo conflitto, il governo armeno - una giunta militare, si è sempre tirato indietro, e l’esercito dell’Armenia ha realizzato varie provocazioni sulla linea di contatto, come è successo lo scorso aprile. Dalla prima mattina del 2 aprile 2016, l'Armenia ha intensificato la sua attività militare nella zona di conflitto, compiendo numerosi atti di violazione del diritto umanitario internazionale e conducendo attacchi sistematici, deliberati e mirati sulla popolazione civile non combattente comprensiva tra l'altro di donne, bambini e anziani risiedenti nelle aree densamente popolate adiacenti alla linea di contatto delle forze armate dell'Armenia e dell'Azerbaigian. Come risultato del bombardamento di 32 insediamenti nella parte azerbaigiana, 6 civili, tra i quali 2 bambini sotto i 16 anni, sono stati uccisi e 24 civili sono rimasti gravemente feriti. Danni ingenti sono stati inflitti alla proprietà privata e pubblica, comprese infrastrutture civili critiche. Missili armeni hanno distrutto 206 case private, 69 pali di energia elettrica, 2 sottostazioni elettriche, chilometri di acquedotti e di gasdotti. L’istruzione ha dovuto essere sospesa in 28 delle scuole danneggiate. Queste azioni dell’Armenia rappresentano una grave violazione del diritto umanitario internazionale, in particolare delle disposizioni delle Convenzioni di Ginevra del 1949 e protocolli aggiuntivi, così come della Convenzione dell'Aia del 1954 sulla protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato. Inoltre, ci sono prove che l'Armenia abbia usato negli attacchi dei primi giorni di aprile armi chimiche (fosforo bianco) ed è delle scorse settimane anche la minaccia da parte armena all'uso di armi nucleari. Le forze armate dell'Azerbaigian hanno adottato misure appropriate per contrastare l'uso da parte dell’Armenia della forza contro l'integrità territoriale e la sovranità, e per garantire la sicurezza della popolazione civile e dei beni all'interno dei suoi confini riconosciuti a livello internazionale. Durante il rapido contro-attacco realizzato in breve tempo, diverse alture e insediamenti di importanza strategica sotto invasione dell’Armenia sono stati completamente liberati. Gli scontri del mese di aprile hanno dimostrato che l’Azerbaigian è in grado di liberare i suoi territori dall’occupazione militare dell’Armenia. Però noi vogliamo risolvere questo conflitto con mezzi pacifici. Speriamo che l'Armenia impari dall'accaduto e mostri finalmente una posizione costruttiva nei negoziati.

Il presidente russo Vladimir Putin, subito dopo gli scontri di aprile, ha chiesto la "fine delle ostilità". Una fine che, almeno apparentemente c'è stata. Ma quali sono i fattori che non permettono di risolvere definitivamente questa crisi che dura da quasi trent'anni?

Sostanzialmente la posizione distruttiva dell’Armenia. L’Azerbaigian ha più volte portato all'attenzione internazionale che il motivo principale della tensione è la presenza irregolare delle forze armate dell'Armenia nei territori occupati dell'Azerbaigian. Per realizzare progressi nella risoluzione del conflitto e per assicurare una pace duratura nella regione, in primo luogo, l'Armenia deve ritirare le sue forze armate da tutti i territori occupati dell'Azerbaigian e lasciare che i profughi azerbaigiani tornino alle loro case. Questo può creare un ambiente positivo verso la soluzione del conflitto.

L'Azerbaigian confina sia con la Russia che con l'Iran. Come si sono sviluppati i rapporti con questi Stati in questi ultimi anni, soprattutto, per quanto riguarda Mosca, in seguito all'ascesa di Vladimir Putin, mentre, per quanto riguarda Teheran, dopo l'accordo sul nucleare firmato con gli Usa?

Con la Russia abbiamo ottimi rapporti di tipo politico, economico e culturale. Il nostro è un partenariato strategico. Lo stesso vale anche per l’Iran. Anzi: siamo l’unico Paese al mondo ad avere confini sia con l’Iran che con la Russia. Ciò ci permette di sviluppare in modo efficace i nostri rapporti con questi Stati, anche nel quadro di un formato trilaterale. Vorrei sottolineare che il formato trilaterale è uno dei meccanismi efficaci che l’Azerbaigian sta praticando durante gli ultimi anni nei rapporti con i paesi vicini. I formati trilaterali, come Azerbaigian-Russia-Iran, Azerbaigian-Iran-Turchia, Azerbaigian-Georgia-Turchia, Azerbaigian-Turkmenistan-Turchia non hanno solo importanza regionale, ma anche globale, dato che i temi discussi e i progetti realizzati nel quadro di questi formati escono fuori dei limiti regionali.

Ma l’Azerbaigian è in ottimi rapporti anche con la Turchia…

La Turchia è un Paese con il quale abbiamo rapporti di alleanza e partenariato strategico, al di là della cultura comune. I progetti energetici, di petrolio, gas e di infrastrutture sono moltissimi e portano fino all'Europa. La Turchia è un Paese che per noi ha sempre rappresentato un ponte verso l'Occidente.

Uno dei partner fondamentali per l'Azerbaigian è certamente la Turchia. Come giudica il recente accordo tra Erdogan e Netanyahu?

Noi abbiamo rapporti di amicizia e di cooperazione con Israele. In Azerbaigian c’è una importante comunità ebraica che ha una storia multisecolare nel nostro paese e che ha vissuto sempre in pace ed armonia all’interno della società multiculturale del mio paese, il cui modello di multiculturalismo è altamente apprezzato dalla comunità internazionale. Siamo felici che i problemi tra i nostri amici vengano risolti attraverso la diplomazia e i negoziati.

Anche l'Azerbaigian è colpito dalla piaga dei foreign fighters che si arruolano con il sedicente Stato islamico. Ma anche sciiti che combattono al fianco di Hezbollah e in difesa di Assad. Non temete un terrorismo di ritorno?

Il terrorismo è uno degli elementi caratterizzanti l’aggressione dell'Armenia contro l’Azerbaigian. Più di due mila cittadini azerbaigiani sono rimasti uccisi a seguito degli atti terroristici commessi dall'Armenia. Il terrorismo è un problema globale. Ci vuole solidarietà da parte di tutte le forze per una lotta risolutiva contro il terrorismo. L’Azerbaigian, come un paese che soffre di terrorismo, ha sempre partecipato attivamente alla lotta internazionale contro il terrorismo ed è stato uno dei membri attivi della coalizione anti-terrorismo, anche apportando cambiamenti nella legislazione nazionale.

Un capitolo a parte merita il Tap, il segmento finale del Corridoio Meridionale del Gas, la colossale infrastruttura di 3.500 kilometri in grado di trasportare il gas estratto al largo delle coste dell’Azerbaigian fino alla Puglia. Quali sono gli interessi azeri in Italia?

La cooperazione tra Azerbaigian ed Italia ha un carattere di partenariato strategico, stipulato con la dichiarazione congiunta adottata durante la visita del Presidente Ilham Aliyev in Italia nel 2014. Durante gli ultimi anni sono state moltissime le visite reciproche di alto livello. Economicamente, i rapporti sono molto stretti perché l’Italia è il nostro primo partner commerciale, soprattutto per quanto riguarda la fornitura di petrolio all’Italia, ed anche l’aumento dell’export italiano verso l’Azerbaigian. Le imprese italiane che lavorano in Azerbaigian sono molte. E poi c’è il Tap, che porterà il gas dall’Azerbaigian all’Italia. Alla costruzione di questo gasdotto parteciperanno anche molte imprese italiane. Il settore energetico rimane strategico per la collaborazione tra Italia ed Azerbaigian, però noi vogliamo anche estendere la nostra collaborazione economica in altri settori. La quarta riunione della commissione intergovernativa sulla cooperazione economica tra Azerbaigian e Italia svolta a Roma il 13 giugno scorso è stata molto importante per analizzare lo stato attuale e le prospettive dei nostri rapporti economici, dimostrandosi un successo e confermando il reciproco interesse all’ulteriore crescita delle nostre relazioni. Anche il settore della cultura e dell’istruzione ci vede alleati e collaborativi in una serie di importanti progetti, che vanno dall’organizzazione di eventi, mostre e concerti allo scambio di studenti e ricercatori, e ciò contribuisce alla conoscenza dei nostri paesi e dei nostri popoli. L’Azerbaigian inoltre ha partecipato con successo all’EXPO di Milano 2015, con uno dei padiglioni più apprezzati della manifestazione e alla Biennale di Venezia. Entrambi gli eventi si sono dimostrati essenziali per ampliare la conoscenza dell’Azerbaigian in Italia e nel mondo, considerando il rilievo globale degli stessi.

La collaborazione culturale si è espressa anche attraverso il contributo del mio paese alla protezione del patrimonio storico e culturale dell'Italia - e contemporaneamente dell'umanità tutta. In ambito culturale la collaborazione è portata avanti in particolare anche grazie al supporto della Fondazione Heydar Aliyev, presieduta dalla first lady dell’Azerbaigian Mehriban Aliyeva.

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