Anarchici all'attacco: un'altra bomba carta contro la sede della Lega

L'attentato in Trentino per l'arrivo del leader Il vicepremier: «Cretini, vi auguro la galera»

Anarchici. O cretini. Oppure tutte e due le cose insieme. In ogni caso, gente pericolosa: perché se qualcuno fosse passato per caso venerdì notte davanti alla sede della Lega Nord di Ala, piccolo centro della valle dell'Adige a sud di Trento, mentre scoppiava la bomba piazzata a ridosso dell'ingresso del circolo, si sarebbe fatto molto male. Fortunatamente non passava nessuno, e a fare una brutta fine sono stati solo i vetri e gli arredi della sede. Ma resta il fatto che ormai si aggirano per l'Italia gruppetti convinti che, di fronte allo strapotere leghista, sia venuto il momento di passare dalle parole ai fatti. Un po' di sana violenza come ai bei tempi degli scontri di piazza. E pazienza se ci va di mezzo qualcuno che non c'entra.

Tutto accade nel cuore della notte in via Nuova, la stradina dove si affacciano le vetrine della sede leghista: in questi giorni sono coperte dai manifesti di Maurizio Fugatti, candidato del centrodestra alla guida della provincia di Trento nelle elezioni fissate per domenica prossima. Per la chiusura della campagna elettorale, ieri sale in Trentino il ministro degli Interni Matteo Salvini: e contro il suo arrivo erano già annunciati per ieri sera a Rovereto e a Trento cortei di antagonisti e no-global. Ad Ala, dove il leader del Carroccio doveva fare una delle prime tappe del tour, qualcuno decide che i cortei di protesta non sono sufficienti. «Io abito lì vicino - racconta Alessio Piconi, il segretario dei giovani leghisti locali - e stavo giocando alla playstation con la mia ragazza quando ho sentito il botto. Erano le due di notte. Poco dopo mi hanno avvisato che era stata una bomba contro la nostra sede».

La notizia dell'attentato raggiunge Salvini sulla strada per il Trentino, il vicepremier decide di modificare l'itinerario e punta dritto su Ala, mentre si sparge la voce che i responsabili sarebbero già stati fermati e denunciati: i carabinieri prelevano tre ragazzi di Aldeno, un paese poco più nord famoso soprattutto per il vino, e li portano in caserma; il presidente uscente della provincia, Ugo Rossi, comunica che sono stati effettuati due fermi. In realtà fino a ieri sera sul tavolo del procuratore della Repubblica di Trento, Sandro Raimondi, non c'è ancora nessuna denuncia, nessun nome di fermati e sospettati. Ma intanto Raimondi fa una scelta precisa: assegna l'inchiesta alla procura distrettuale, il pool che si occupa dei reati di terrorismo.

«Non ci toglieranno il sorriso», è la prima reazione di Matteo Salvini, che sceglie di non drammatizzare: «Spero che passino un po' di tempo in galera - aggiunge però subito dopo - chi muove le mani, prende a calci o tira bombe non è un anarchico ma un cretino, un delinquente che deve passare qualche giorno in galera: soprattutto perché ha disturbato la gente tranquilla di Ala che voleva dormire». L'understatement del ministro non impedisce che la bomba carta sia considerata dagli inquirenti un fatto grave, anche perché non è il primo episodio di questo genere: ieri Roberto Calderoli ricorda che attacchi analoghi sono avvenuti nei mesi scorsi a Villorba, alle porte di Treviso, e a Cremona: «Questo è terrorismo», dice il vicepresidente del Senato.

In particolare a destare allarme era stato l'attenuo di Villorba, messo in atto con una strategia da commando: una bomba carta più leggera per attirare la polizia, e un secondo ordigno ben più potente pronto ad esplodere dopo l'arrivo delle forze dell'ordine. L'impresa venne rivendicata dalla «cellula anarchica Santiago Maldonado».

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