Arriva un altro "Mein Kampf". Ma stavolta nessuno protesta

Free Ebrei pubblica l'edizione critica del testo di Hitler. "Repubblica" esulta: "Libro utile contro i populismi"

Arriva un altro "Mein Kampf". Ma stavolta nessuno protesta

Qual è l'antidoto al nazismo? La risposta è abbastanza condivisa nel mondo occidentale: studiarlo. Ma nello studio del nazismo ci si è a lungo fatti condizionare da dei tabù. Uno di quelli più difficili da superare è stata la lettura del testo in cui Adolf Hitler (1889-1945) ha condensato il suo pensiero, il Mein Kampf.

Su quanto il libro fosse disorganico, zeppo di citazioni rubate, disorganico ma anche profetico delle scelte naziste (se qualcuno lo avesse compulsato attentamente avrebbe avuto con anni di anticipo le idee chiare sulle linee di espansione tedesca della Seconda guerra mondiale) è stato scritto molto. Però l'accesso diretto alla fonte, o almeno il ristamparla, è stato a lungo illegale in molti Paesi. A partire dalla Germania dove il governo della Baviera, detenendone i diritti, ne ha vietato la ristampa sino a che non sono scaduti (il 31 dicembre 2015). Per carità, il testo circolava comunque ma proprio il fatto che sia diventato libero ha fatto sì che in Germania si sia optato per una riedizione critica. È stata curata da un team di storici dell'Institut für Zeitgeschichte (l'istituto di storia contemporanea) di Monaco di Baviera: due volumi, 59 euro, 2mila pagine, 3.500 note critiche. Scopo dichiarato: smitizzare il volume.

Ora la stessa operazione viene ripetuta in Italia dall'editore Free Ebrei. È una casa editrice e associazione culturale fondata da Vincenzo Pinto, storico del sionismo e dell'antisemitismo. Nata nella primavera del 2012 come sito web d'informazione, Free Ebrei ha dato vita, nel corso del tempo, anche a una rivista semestrale. Pubblica anche testi di storia e letteratura tedesca e yiddish. Il Mein Kampf (pagg. XXXIII+640, 9.99 euro per l'ebook, 29.99 euro per il cartaceo) inaugura la collana editoriale «Documenti». L'edizione, che dai prossimi giorni sarà venduta in rete, riprende quella tedesca ed è decisamente più ampia di quella italiana non autorizzata della Kaos edizioni (che pur vanta la pregevole introduzione di Giorgio Galli). I punti forti sono: il glossario dei termini notevoli, una buona sinossi introduttiva dei singoli capitoli che ne spiega anche in parte la genesi, l'indice dei nomi (molto utile per muoversi all'interno di un'opera così vasta). Interessante anche il fatto che sia stata svolta una ritraduzione integrale curata proprio da Vincenzo Pinto e dalla germanista Alessandra Cambatzu (mancata l'autunno scorso a Berlino). Tra gli scopi dichiarati del curatore, mostrare le radici del populismo nazista e le caratteristiche dell'antisemitismo di Hitler: «L'ebreo non è il nemico metafisico, ma è il nemico politico».

Un testo che quindi mette in mano al lettore una fonte importante e rompe un tabù pericoloso. Non stupisce quindi che Repubblica dedichi al libro una pagina intitolata: «Il Mein Kampf in Italiano un'edizione anti-fake news». Con un occhiello che chiosa: «Utile per capire le radici di tutti i populismi». Più stupefacente che quando una iniziativa simile fu portata avanti da il Giornale - ripubblicazione del Mein Kampf nell'edizione originale italiana del 1934 con una introduzione del professor Francesco Perfetti, in concomitanza con la pubblicazione di una storia del Terzo Reich firmata da alcuni dei maggiori storici contemporanei- si sia scatenata una polemica furiosa. Ma alla fine quello che conta, per chiunque abbia poca simpatia per i totalitarismi, è levare al Mein Kampf quell'aura di proibito che ne ha fatto la fortuna (enorme ad esempio nel mondo arabo dove piace agli islamisti per il suo sfondo antisemita).

Quindi ben venga l'edizione, pregevole, di Free Ebrei, a cui a breve dovrebbe seguire anche un volume collettaneo di saggi critici studiosi italiani e stranieri (fra cui alcuni dei partecipanti all'edizione critica tedesca).

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