Def, Draghi va da Mattarella: "Non sottovalutate lo spread"

Mercoledì il presidente della Bce al Colle. L'avvertimento: il Quantitative easing sta per terminare, in caso di difficoltà non resta che la Troika

Def, Draghi va da Mattarella: "Non sottovalutate lo spread"

Mentre l'Unione europea - con Juncker e Moscovici in prima linea - attacca ormai quotidianamente il governo italiano e agita lo spettro della Troika, Mario Draghi va preoccupato da Sergio Mattarella per chiedere al Capo dello Stato di vigilare sui conti.

Come raccontano La Stampa e Repubblica, dopo una serie di colloqui telefonici, mercoledì mattina - dopo giorni in cui lo spread e le tensioni sulle Borse tenevano sotto scacco i mercati - il presidente della Bce ha deciso di salire al Quirinale per un faccia a facci in cui "rappresentare di persona i rischi cui andrebbe incontro l'Italia, nel caso in cui i mercati iniziassero ad accanirsi contro i titoli pubblici".

La preoccupazione di Draghi, rivelano i quotidiani, è che nel governo italiano ci sia "una forte sottovalutazione del contesto in cui si sta scrivendo la manovra". E critica anche i continui attacchi all'Unione europea: "La scommessa dell'ala più radicale della maggioranza sbaglia bersaglio", sarebbe il ragionamento, "Più che l'atteggiamento delle istituzioni Ue, l'Italia deve temere il declassamento da parte delle agenzie di rating che potrebbe provocare danni incalcolabili, moltiplicando la sfiducia sui mercati".

Inoltre, il presidente della Bce ha ricordato a Mattarella che il Quantitative easing - lo strumento con cui la Banca centrale europea acquista titoli di Stato - sarà presto smantellato. Per questo "gli strumenti a disposizione di Draghi sono terminati": "Dal primo gennaio l'Italia sarà senza rete", ha sottolineato, "In caso di difficoltà avrebbe come unico salvagente il ricorso al cosiddetto Omt, lo strumento di sostegno finanziario che costringerebbe Roma ad un programma concordato con la Commissione europea e il Fondo salva-Stati". Insomma, dopo la Grecia, anche l'Italia potrebbe avere la sua Troika.

Potrebbe essere questo uno dei fattori che ha spinto il governo a limare le stime del deficit, fissato sì al 2,4% per il 2019, ma poi abbassato gradualmente fino all'1,8% del 2021.

Ieri Giovanni Tria ha scritto una lettera all'Europa in cui fissa anche le stime del Pil e in cui sottolinea come il governo voglia puntare tutto sulla crescita. Il ministro ha sottolineato più volte che le misure messe in campo sono volte a stimolare investimenti e sviluppo. Basterà a rassicurare l'Unione europea, ma soprattutto le agenzie di rating?

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