Eutanasia dj Fabo, Cappato rischia 12 anni di carcere

Cosa prevede la legge italiana nei casi di eutanasia? Ci sono due fattispecie di reato: omicidio del consenziente e istigazione o aiuto al suicidio. Marco Cappato, che ha accompagnato dj Fabo, ora rischia il carcere

Eutanasia dj Fabo, Cappato rischia 12 anni di carcere

Ha scelto di stare dalla parte di dj Fabo, accompagnandolo in Svizzera per morire. O meglio, per aiutarlo a morire. Perché è questo che Fabiano Antoniani (questo il vero nome di dg Fabo) aveva deciso. Ora Marco Cappato, esponente di Radicali italiani e tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni, rischia fino a 12 anni di carcere. Perché è questo che prevede l’articolo 580 del codice penale italiano: "Chiunque determina altri al suicidio o rafforza l'altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l'esecuzione, è punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da cinque a dodici anni. Se il suicidio non avviene, è punito con la reclusione da uno a cinque anni, sempre che dal tentativo di suicidio derivi una lesione personale grave o gravissima. Le pene sono aumentate se la persona istigata o eccitata o aiutata si trova in una delle condizioni indicate nei numeri 1 e 2 dell'articolo precedente. Nondimeno, se la persona suddetta è minore degli anni quattordici o comunque è priva della capacità d'intendere o di volere, si applicano le disposizioni relative all'omicidio".

Ma per quale motivo dj Fabo è andato a morire in Svizzera? La legge elvetica autorizza il "suicidio assistito", una prassi con cui un malato terminale decide di morire senza l’intervento diretto di un medico. Una pratica, quindi, diversa dall’eutanasia, che prevede un intervento da parte del personale sanitario. Bloccato dalla malattia dj Fabo ha avuto bisogno di altre persone. Nel suo caso l’aiuto è arrivato da Cappato. Il cocktail di farmaci prima ha addormentato dj Fabo e poi, nel giro di circa 30 minuti, gli ha fermato il cuore. Dopo poco Cappato ha twittato: "Fabo è morto alle 11.40: ha scelto di andarsene rispettando le regole di un paese che non è il suo".

Torniamo ora all'aspetto giuridico. La legge italiana fa distinzione tra interventi attivi (somministrare un farmaco letale) e passivi: il caso di dj Fabo è diverso dall’interruzione volontaria delle cure, della respirazione forzata, di nutrizione e idratazione forzate, che riguardano i famosi casi Welby ed Englaro. In queste ultime vicende era stato lo stop alle terapie che tenevano in vita i pazienti a determinarne la morte, e questo, seppure tra mille polemiche e decine di sentenze dei tribunali, in Italia è consentito. L’eutanasia, invece, è considerata un intervento attivo, senza il quale il paziente, seppure in condizioni drammatiche, sopravviverebbe. E questo attualmente in Italia costituisce reato e rientra nelle ipotesi previste e punite dall’articolo 579 (omicidio del consenziente) o dall’articolo 580 (istigazione o aiuto al suicidio) del codice penale.

Interessante soffermarsi sulla ratio legis: non è punito il suicidio, la legge stabilisce che il bene della vita è "indisponibile" e in tal modo viene tutelato l'interesse pubblico. L'eutanasia non viene neanche menzionata. Ma da anni se ne parla. L'Associazione Luca Coscioni ha raccolto le firme per una proposta di legge d'iniziativa popolare. Nel sito eutanasialegale.it si legge il manifesto dei promotori: "Ammalarsi fa parte della vita. Come guarire, morire, nascere, invecchiare, amare. Le buone leggi servono alla vita: per impedire che siano altri a decidere per noi, in nome di Stati o religioni; per garantire libertà e responsabilità alle nostre scelte, drammatiche e felici. Fino alla fine".

Oltre 67mila cittadini italiani hanno sottoscritto la proposta di legge sull'eutanasia (e altre 40mila firme sono state raccolte online) che il 13 settembre 2013 è stata depositata in parlamento. Ma le Camere non hanno mai discusso di questo tema. Ed anche la legge sul testamento biologico (da non confondere con l'eutanasia) è arenata in parlamento. Cosa prevede quest'ultima? Viene introdotta la possibilità di lasciare scritte le proprie disposizioni, nel caso in cui ci trovassimo non più in grado di intendere e di volere; si definiscono i vincoli per il medico e viene introdotta la figura di un fiduciario. Per depositare le proprie disposizioni sul fine vita ci si dovrà rivolgere a un notaio o pubblico ufficiale, ma sarà possibile farlo anche davanti a un medico del Servizio sanitario nazionale. Le volontà sono sempre revocabili ed ognuno potrà disporre il rifiuto dei trattamenti sanitari, incluse la nutrizione e l'idratazione artificiali. Il disegno di legge, approvato il 16 febbraio dalla commissione Affari sociali della Camera, dopo tre rinvii dovrebbe approdare in aula il prossimo il 6 marzo.

"Di fronte a una richiesta sociale sempre più pressante di regole che consentano a tutti di morire senza soffrire - ha detto Cappato qualche giorno fa - il comportamento irresponsabile del parlamento contribuisce a togliere credibilità alle istituzioni. A Matteo Renzi, che è andato oltre-oceano per cerca risposte contro i populismi, viene da dire che la prima cosa sarebbe quella di impegnarsi per far passare leggi attese da troppo tempo, come quella sul testamento biologico e l'eutanasia. Da parte nostra, con Mina Welby e Gustavo Fraticelli continueremo ad aiutare i malati ad andare a morire in Svizzera fino a quando non ci sarà una legge anche in Italia".

A rigor di logica lo Stato ora dovrebbe processare e condannare Marco Cappato e chi, come lui, aiuta le persone in "modo

attivo" a morire. Da anni è in corso una battaglia politica su questo tema. E per ottenere una legge che disciplini in qualche modo la materia Cappato, e altri come lui, sono pronti a pagare le conseguenze delle proprie azioni.

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