Fallito il referendum sulle trivelle, ora cosa succede

Il fallimento del referendum (che non ha raggiunto il quorum) lascia inalterato quanto deciso dal governo con la Legge di Stabilità. I giacimenti esistenti possono andare avanti, senza limiti. Ma non è un via libera a nuove trivellazioni in mare

Fallito il referendum sulle trivelle, ora cosa succede

Archiviato il referendum sulle trivelle, con il 31,19% dei voti, la norma che regola le attività di ricerca ed estrazione di gas e petrolio in maree non viene abrogata. Tutto resta come prima. Vediamo, dunque, cosa accade ora. Il fallimento del quesito referendario riguarda solo gli impianti esistenti, entro 12 miglia dalla costa. Le piattaforme esistenti (guà autorizzate) possono proseguire la loro attività, estraendo gas e petrolio senza limiti di tempo, oltre la scadenza iniziale prevista dalle concessioni e cancellata dalla norma voluta dal governo con la legge di Stabilità. Possono inoltre andare avanti tutte le attività di ricerca di idrocarburi già autorizzate. Uno degli obiettivi del referendum era rimettere un limite temporale ai giacimenti, nella speranza che, una volta scadute, le concessioni non venissero rinnovate. Ma con il fallimento del quorum le attività possono andare avanti per tutta la "durata di vita utile del giacimento".

Facendo disinformazione qualcuno ha fatto circolare la tesi in base alla quale con il fallimento del referendum ci sarebbe stato un via libera senza condizioni alle trivelle, sia in mare che nella terra ferma. Ma non è vero. Il quesito referendario, infatti, faceva riferimento solo alle concessioni già esistenti in mare, nell'Adiatico, nello Ionio e nel Canale di Sicilia. Le piattaforme autorizzate possono andare avanti. Sono vietate, invece, le nuove concessioni entro 12 miglia dalla costa, così come nelle aree marine e costiere protette. Il divieto esisteva già e non è mai stato messo in discussione dal referendum. Nessun cambiamento anche per la possibilità di realizzare nuove piattaforme oltre il limite delle 12 miglia marine. Solo alcune regioni (Veneto, Emilia-Romagna, Marche, Abruzzo, Molise, Calabria e Sicilia) avranno piattaforme a 12 miglia dalla costa.

In totale le piattaforme esistenti oggi in Italia sono 131, novanta delle quali entro le 12 miglia. Le concessioni in mare sono invece sessantanove: 44 sono state quelle oggetto del referendum. Trentanove di esse estraggono gas, 4 petrolio e solo una sia gas che petrolio.

Una volta le concessioni per gas e petrolio duravano 30 anni e potevano essere prorogate per più volte (inizialmente 10 anni, poi 5).

La Legge di Stabilità 2016 ha cancellato i limiti temporali: ora un giacimento può restare operativo senza limiti. Il referendum ha tentato di cancellare questa situazione, ma gli italiani hanno deciso di far restare le cose così come deciso da governo e parlamento.

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