La lezione più preziosa. L'uomo è un pericolo pubblico

Un ruolo decisivo l'ha avuto il fattore umano

La lezione più preziosa. L'uomo è un pericolo pubblico

Nel disastro dell'aereo della Germanwings schiantatosi sulle alture della Provenza, un ruolo decisivo l'ha avuto il fattore umano. È stato il copilota, stressato e infelice, a condurre consapevolmente l'aereo contro la montagna per suicidarsi, pur sapendo che, così facendo, avrebbe ammazzato decine di innocenti passeggeri.

Ora, il mondo dell'aviazione civile riflette sul caso, non riuscendo a darsi una spiegazione razionalmente attendibile che consenta di trovare un rimedio certo, in futuro, per evitare incidenti analoghi. Ci sono tanti modi tecnici per controllare l'efficienza di un aereo e, sotto questo profilo, chi viaggia può farlo, salvo imprevedibili incidenti, con la certezza che arriverà a destinazione senza correre alcun pericolo. Ma non ce n'è uno che attenga alla natura umana per individuare l'imperscrutabile che passa per la mente di un uomo, nella fattispecie di un pilota, in modo da, se individuato, conoscerlo e consegnare l'interessato a terra affinché non incorra in decisioni irreparabili per la sua stessa incolumità e per quella dei suoi passeggeri. Certo, ad un esame psicologico accurato - a cui peraltro le compagnie sottopongono regolarmente i propri piloti - la presenza di un qualche disagio psicologico può saltar fuori ed è possibile individuarlo, ma non c'è mai la certezza che nel profondo di una coscienza non sia rimasta una scoria che può portare a comportamenti irragionevoli.

Il caso umano del copilota della Germanwings rientra nella casistica dell'incessante ricerca psicoanalitica che l'uomo conduce da qualche decennio su se stesso per cercare di conoscersi. Ma il fattore umano rimane comunque imponderabile. Malgrado i progressi compiuti dalla psicoanalisi, grandi passi in avanti non ne sono stati fatti. La coscienza individuale rimane un ambito segreto e misterioso. Sotto il profilo metafisico, si potrebbe dire che la questione riguarda addirittura la componente divina dell'Uomo. Così come è imperscrutabile, persino per la religione, la divinità, lo è l'Uomo, fatto - lo suggerisce la sua stessa creazione - a immagine e somiglianza della divinità. Non è neppure il caso di scomodare la religione - che nella questione non c'entra proprio - perché l'imponderabilità del fattore umano riguarda solamente la sua intima natura. La verità è che non c'è nulla che si possa fare per scrutare nella coscienza di una persona e, per quanto si sia studiato, e per quanto ci si sforzi, nulla che si possa fare per venirne a capo. L'imponderabilità del fattore umano rimane uno dei grandi misteri della vita. La stessa psicoanalisi è considerata una trovata intellettualistica incapace di produrre evidenze empiriche da parte di alcuni degli stessi addetti ai lavori. Ciascuno di noi, parlandone col proprio medico, è probabilmente andato a sbattere contro questa forma di realismo.

Perciò, partiamo dunque in aereo, se proprio non possiamo farne a meno. Ma non illudiamoci che i controlli che le compagnie scrupolosamente effettuano sull'efficienza tecnica dei velivoli abbiano un loro corrispettivo, altrettanto scientificamente probante, sul fattore umano.

Quest'ultimo, che ci piaccia o no, rimane la parte incognita. Ogni volta che saliremo su un aereo, diciamo perciò a noi stessi «che Dio me la mandi buona». Perché siamo, effettivamente, nella mani di Dio.

piero.ostellino@ilgiornale.it

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