L'Italia mette al bando le coltivazioni Ogm

RomaQuasi in extremis, l'Italia avvisa l'Unione europea che i suoli del Bel Paese saranno off limits per le coltivazioni Ogm, anche se autorizzate dalla Ue.

La notifica è stata inviata ieri a Bruxelles, destinataria la Commissione europea, dal ministro delle Politiche agricole e forestali, Maurizio Martina, di concerto con i suoi omologhi alla Salute, Beatrice Lorenzin, e all'Ambiente, Gian Luca Galletti. Il nostro Paese è il decimo ad esplicitare il divieto, come previsto da una direttiva in materia dello scorso marzo, che fissava al 3 ottobre - domani - il termine ultimo per comunicare la posizione ufficiale dei governi degli Stati membri sugli organismi geneticamente modificati. In mancanza della notifica, le coltivazioni sono da considerarsi ammesse.

Con questa scelta il governo Italiano (che aveva già vietato gli Ogm a luglio 2013, con un decreto poi prorogato a gennaio scorso) segue la stessa strada di Francia, Olanda, Polonia, Grecia, Austria, Croazia, Ungheria, Lettonia e Lituania, mentre prima della dead-line di domani è previsto il «no» agli Ogm anche di Germania, Danimarca, Slovenia e Bulgaria. Nell'elenco dei «proibizionisti» anche tre regioni. La Vallonia - che ha già notificato il suo divieto - la Scozia e l'Irlanda del Nord. Difende la decisione del governo italiano il titolare del Mipaf, Martina. «La nostra scelta - ha spiegato ieri - guarda alle caratteristiche del modello agricolo italiano, che vince e si rafforza puntando sempre di più sulla qualità e sulla distintività. Abbiamo un patrimonio unico di biodiversità che rappresenta un valore non solo da tutelare, ma da promuovere».

Soddisfatta Coldiretti, il cui presidente Roberto Moncalvo dopo aver ricordato che le coltivazioni Ogm in Europa sono calate del 3 per cento nel corso del 2014, attacca gli organismi geneticamente modificati non solo per i «seri problemi di sicurezza» che comportano, ma anche in quanto simboli di «un modello di sviluppo che è il grande alleato dell'omologazione e il grande nemico del Made in Italy». Secondo l'organizzazione agricola, che cita un sondaggio di Ixé, tra l'altro, il 76 per cento degli italiani sarebbe d'accordo con la scelta formalizzata ieri dal nostro esecutivo. Dati simili a quelli sottolineati da Greenpeace, che sommando terreni e abitanti dei Paesi Ue che compongono il fronte del «No Ogm», ricorda come questi rappresentino il 65 per cento della popolazione dell'Unione e il 66 per cento delle superfici coltivabioli nell'Ue. Pollice in su anche per M5S, che proprio ieri sul blog di Beppe Grillo aveva lanciato l'allarme per l'avvicinarsi della scadenza del 3 ottobre nel silenzio del governo: «Meglio tardi che mai, ma il pressing del Movimento 5 stelle non finisce qui», il commento dei grillini che siedono nelle commissioni Agricoltura e Politiche europee.

Dure invece le critiche sulla decisione sollevate dall'associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, che sottolinea come il divieto italiano di coltivare Ogm sarebbe vanificato dalle massiccie importazioni di soia e mais geneticamente modificate, e che proprio dai mangimi Ogm «dipende la produzione dei nostri alimenti tipici e di più alta qualità».

Insomma, il «no» di Palazzo Chigi più che una tutela del Made in Italy sarebbe un oggettivo regalo offerto «alle multinazionali del settore», perché il divieto «rafforza situazioni di monopolio, legando le mani agli unici competitori credibili: gli scienziati pubblici italiani ed europei».

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