Mai così tanti clandestini: il governo ferma Mare nostrum

Alfano dà le cifre del fenomeno: 101mila immigrati dall'inizio del 2014. E ammette il flop: "L'operazione non può continuare, se ne occupi la Ue"

Mai così tanti clandestini: il governo ferma Mare nostrum

Il calcolo è provvisorio e va aggiornato ogni 24 ore, o anche meno. Solo in due giorni si sono aggiunti più di trecento nuovi clandestini sbarcati tra Pozzallo e Reggio Calabria. Un'invasione, con numeri che triplicano quelli del 2013, certificando il fallimento di «Mare nostrum», l'operazione lanciata nell'ottobre 2013 per scoraggiare gli sbarchi ma rivelatasi del tutto inefficace (a fronte di costi per 9 milioni di euro al mese). Dall'inizio del 2014, cioè in meno di otto mesi, il Viminale calcola qualcosa come 101mila arrivi (somali, eritrei, siriani e libici), l'81% sulle coste più esposte, quelle siciliane (Lampedusa soprattutto). Se si prende l'arco degli ultimi dodici mesi si arriva a 116.944 nuovi clandestini, con 35.424 domande di status di rifugiato (che comporta notevoli spese di mantenimento a carico dello Stato italiano), e 10mila rimpatri, un decimo. Gli scafisti arrestati sono stati 539, e 53.243 gli immigrati presenti (al 31 luglio scorso) nelle strutture temporanee e nei centri di identificazione.

Un'invasione, che ha avuto un picco mai visto negli ultimi mesi, quelli appunto di «Mare nostrum». Basta confrontare le cifre degli anni precedenti. In tutto il 2002 si contavano 23.719 sbarchi, un quinto rispetto ai primi otto mesi del 2014. Ancora meno nel 2003 (14.331) e nel 2004 (13.635). Per arrivare a soglie d'allarme bisogna attendere il 2011, quando gli arrivi schizzano a 64.261 e poi l'anno scorso, 42.925. Ancora pochi rispetto al trend dell'anno in corso. Lo scudo militare non funziona, deve riconoscerlo anche il ministro dell'Interno Angelino Alfano nella conferenza stampa dove snocciola i numeri dell'invasione. «L'Italia è «campione del mondo di accoglienza e con Mare nostrum abbiamo salvato tante vite e ne siamo orgogliosi. Ma l'operazione non deve fare il secondo compleanno perché, seppur lodevole, è nata a termine (nell'ottobre 2013, ndr ). Mi impegnerò che subentri Frontex, la responsabilità della frontiera del Mediterraneo è europea anche perché larga parte dei migranti non vogliono restare in Italia ma andare nei Paesi del nord Europa. Se così non sarà, il governo italiano dovrà prendere delle decisioni». Un flop che non messo in conto da Alfano, che al varo dell'operazione assicurava: «Mare nostrum avrà un effetto deterrente molto significativo per chi pensa di fare impunemente traffico di esseri umani».

Dunque, la palla deve passare all'Europa, almeno così nelle speranza del governo. Già giugno, a colloquio con il commissario Ue agli Interni Cecilia Malmstrom, Alfano aveva chiesto una exit strategy da Mare nostrum, per far subentrare Frontex, l'agenzia europea. Ma dalla Ue, e proprio dalla Malstrom, non sono arrivate risposte incoraggianti per Roma («Mare Nostrum è vasta e costosa e Frontex è una piccola agenzia e non può subentrare»). Alfano torna all'attacco, puntando sul peso che l'Italia dovrebbe avere come presidente di turno della Ue. Ma è una partita complicata, e l'incartamento sulla nomina della Mogherini alla poltrona di superministro degli Esteri Ue non fa ben sperare.

Sul fronte non mancano le critiche ad Alfano e alla sua gestione (per quel che compete al titolare del Viminale) della bomba immigrazione. «Mare nostrum è stata un'operazione fallimentare e demenziale - attacca il senatore azzurro Gasparri -. In Italia sono stati trasportati più di 100mila clandestini e non certo i perseguitati. Una follia che prosegue da troppo tempo e che sta solo favorendo l'insorgenza di nuove cellule terroristiche, oltre a portare con sè il forte rischio di epidemie. Sono passati mesi da quando il governo ha detto che avrebbe passato tutto all'operazione europea Frontex. Ma Frontex non esiste e tutto continua come prima». Il vice ministro delle Infrastrutture Riccardo Nencini ce l'ha con Gasparri.

«Se salvare migliaia di vite umane è disdicevole tanto vale assistere sorbendo una limonata al naufragio dei barconi». Preoccupata invece la Caritas. «Non possiamo tornare alla fase precedente in cui le persone non hanno nessun tipo di protezione umanitaria nel nostro mare».

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