Piatti sgraditi agli immigrati Scoppia la rivolta a Rovereto

Pollo finito: in tavola arrivano uova e formaggio, la portata viene contestata. Costrette a intervenire le forze dell'ordine

I migranti snobbano il menù di tutto rispetto, a 5 stelle. Esigenti di questi tempi i profughi: non basta assicurare loro un piatto caldo, una stanza dove dormire e a volte anche ricariche del telefono e sigarette come in alcune strutture, adesso si permettono anche di contestare se per caso nel piatto arriva il formaggio, anziché il pollo. Al campo dei richiedenti asilo di Marco di Rovereto, in Trentino, una delle strutture più affollate della regione, che a oggi conta 322 persone, alcuni migranti si sono lamentati per il menù proposto loro giornalmente e hanno cominciato a protestare a tal punto da far intervenire le forze dell'ordine. Così uno si chiede chissà cosa mai avessero servito nei piatti, ma quando si va a controllare tutta la lista si scopre che le pietanze sono di buona qualità. La fotografia del menù per ogni singolo giorno della settimana è stata pubblicata ieri sulla pagina Facebook del segretario nazionale della Lega Nord Trentino, Maurizio Fugatti e ripresa poi dalla Lega Nord Padania. Il menù prevede spezzatino di tacchino al curry, quarto di pollo al forno, bastoncini di pesce impanati, scaloppina di pollo, pizza, ma anche prelibati primi come risotto ai funghi, pasta al pomodoro tonno e olive nere e tris di verdurine. In più, ogni giorno, pranzo e cena, anche yogurt e frutta fresca. Magari non un menù da ristorante stellato ma una dieta decisamente varia e appetitosa. Eppure i profughi, pare alcuni pachistani, hanno avuto il coraggio di protestare pesantemente contro i responsabili del centro accoglienza, tanto da richiedere l'intervento di una pattuglia della polizia per far tornare la «quiete». Sembra che i piatti a base di pollo fossero finiti, in alternativa la proposta di uova sode e formaggio. Cibi, evidentemente, non graditi dagli ospiti. Guai poi alla mancanza in tavola di patatine fritte: i profughi vanno su tutte le furie, come è accaduto il giorno di Pasqua a Sant' Anna di Chioggia, la Venezia in miniatura, nel ristorante chioggiotto con annesso hotel, Al Bragosso. La giornata che doveva essere di festa e di ringraziamento si è risolta con l'intervento dei militari e delle forze dell'ordine per riportare la calma. Infatti l'hotel, che da un anno ospita circa 45 migranti assegnati in convenzione, per la festività pasquale, forse credendo di fare cosa gradita, ha cambiato il menù domenicale, togliendo il solito pollo con patatine. Non l'avesse mai fatto. I profughi si sono arrabbiati e si sono rifiutati di mangiare. Alcuni di loro sono andati su tutte le furie, altri se la sono presa con la bandiera italiana, esposta fuori della struttura. Così i gestori dei locali sono stati costretti a chiamare le forze dell'ordine, che sono dovute intervenire per far sì che la situazione non degenerasse. La situazione è tornata alla normalità verso le 22, quando gli immigrati si sono seduti a tavola, accettando di mangiare un piatto di pasta che era stato messo in menù. A Chioggia la situazione dei profughi è particolarmente conosciuta e difficile.

Anche il sindaco Giuseppe Casson l'anno scorso aveva scritto al ministro degli Interni, Angelino Alfano dicendo che i cittadini avrebbero potuto ribellarsi e a giudicare dai commenti infatti sono stanchi e stremati, soprattutto dinanzi a certi comportamenti. Insomma, forse sarebbe il caso di ricordare ai profughi il vecchio detto «ai tempi della guerra si mangiava di tutto». Perché forse questi signori venendo in Italia l'hanno dimenticato.

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