Quando il Kgb spiava i vescovi di Medjugorje

L'indagine parte dall'estate 1981, proprio dalle prime apparizioni. E la Chiesa di Mostar annuncia querele

Quando il Kgb spiava i vescovi di Medjugorje

Nell'estate del 1981, pochi giorni dopo le prime apparizioni, gli agenti segreti del Kgb e i loro colleghi jugoslavi erano già a Medjugorje, fino ad allora uno sperduto villaggio fra le montagne dell'Erzegovina. E studiavano il modo per soffocare quel fenomeno preoccupante che iniziava a calamitare pellegrini e suscitava conversioni in serie. In quei mesi e poi negli anni successivi fu tentato di tutto per spegnere l'incendio della fede. Quella campagna feroce fu, come è noto, un fallimento e non ci fu verso di far cambiare idea ai sei ragazzini che affermavano di vedere la Madonna. Ma l'operazione, fra arresti, minacce, calunnie, ballon, riuscì almeno sul piano istituzionale: il vescovo dell'epoca, monsignor Pavao Zanic, si scagliò contro i veggenti e i frati francescani che li proteggevano, spingendo sempre più la Chiesa verso posizioni scettiche sul delicatissimo argomento. Solo che nei primissimi giorni monsignor Zanic non la pensava cosi, anzi era convinto dell'autenticità di quel che i ragazzi andavano raccontando nello sconcerto generale. Il vescovo di Mostar, nella cui diocesi rientra Medjugorje, fu costretto a cambiare idea con un ricatto ben orchestrato fra Mosca e Belgrado: se non avesse seguito le direttive ricevute sarebbe saltata fuori una scandalosa relazione omosessuale da lui instaurata tanti anni prima con un altro sacerdote.

È questo uno dei passaggi chiave e che più susciterà polemiche del nuovo libro di Paolo Brosio «Il Papa e Medjugorje», in uscita per Piemme la prossima settimana. Attenzione: il Brosio di questo testo, poderoso, non è quello devozionale, spirituale, commosso fino alla lacrima, dell'ultima stagione, ma semmai ricorda il giovane cronista che per conto di Emilio Fede calcava i marciapiedi davanti al Palazzo di giustizia di Milano per documentare la rivoluzione di Mani pulite. Questa volta il giornalista insegue carte, apre cassetti dimenticati, chiede collaborazione ad alcuni reporter croati, interroga potenziali testimoni, torna innumerevoli volte dove tutto è cominciato trentasei anni fa, in un'altra era geologica, con il Muro di Berlino ancora in piedi e l'Europa ancora spaccata fra Est e Ovest. Ma il lavoro di scavo non serve solo a definire meglio la genesi di una realtà ormai universale, ma piuttosto a dimostrare la forza straordinaria di un luogo che, a dispetto di tutto, è diventato una delle capitali della cristianità. E che invece, paradossalmente, rischia di essere «scomunicato», disorientando milioni di fedeli. Si, perché le divisioni di allora non si sono più ricomposte: il popolo da una parte, i vescovi locali - prima monsignor Zanic, poi Ratko Peric - dall'altra. E ora il partito dei dubbiosi, vocabolo fin troppo generoso per chi raderebbe al suolo il santuario - sembra aver conquistato anche il Papa.

Francesco ha detto chiaro e tondo che lui non crede ad una Madonna postina che tutti i giorni inonda il mondo di messaggi. Brosio, che dopo il famoso scherzo delle Iene, è stato davvero ricevuto dal pontefice, scrive dunque il testo in forma di supplica perché Francesco, alla vigilia di una decisione che potrebbe essere una sconfessione dei veggenti, tenga davvero conto di tutte le prove raccolte. Si torna dunque all'incipit di questa storia. Il 25 luglio 1981 monsignor Zanic predica davanti a centinaia di persone e dice: «Qui ci sono sei bambini innocenti e semplici, se qualcuno li avesse istigati, nel giro di mezz'ora avrebbero detto tutto». È quel che tutti pensano, ma a dichiararlo con entusiasmo è il capo della diocesi di Mostar. Peccato che in quei giorni Medjugorje e l'Erzegovina siano già meta di numerosi 007. Fra questi il colonnello generale del Kgb Alexander Maxsimov che si è confessato con gli autori del recente documentario From Fatima to Medjugorje, uno dei pilastri della ricerca di Brosio. Cominciano gli arresti, le intimidazioni, i ricatti.

Gli agenti trovano qualcosa di compromettente nel passato di monsignor Zanic e un documento inequivocabile sarebbe stato portato da Maxsimov in Vaticano e mostrato addirittura al cardinal Casaroli. Risultato: Zanic improvvisamente si schiera con il regime. Si apre quella frattura che non sarà più chiusa. E ora la Chiesa di Mostar annuncia querele per calunnia e carte bollate.

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