Renzi va al mercato dei senatori Ma sui transfughi è rivolta Pd

Palazzo Chigi fa campagna acquisti tra i "verdiniani", che puntano a qualche poltrona in commissione. L'ex capogruppo Pd Speranza: "Folle riedizione dei responsabili"

Renzi va al mercato dei senatori Ma sui transfughi è rivolta Pd

Il nome della nuova formazione non è ancora stato stabilito, anche se si ragiona su alcune ipotesi, come Azione liberale per le autonomie oppure Alleanza per le riforme. Alla Camera ad aderire al nuovo progetto dovrebbero essere Luca D'Alessandro, Massimo Parisi, Monica Faenzi, Ignazio Abrignani e Giovanni Mottola. Al Senato si dovrebbe arrivare a quota 12 (grazie anche alle tre «tosiane» Patrizia Bisinella, Raffaella Bellot e Emanuela Munerato uscite dalla Lega) anche se quelli provenienti da Fi dovrebbero essere 8, mentre Sandro Bondi e Manuela Repetti continueranno a stare nel Misto, pur essendo ormai vicini a posizioni renziane. La promessa è quella di votare solo per le riforme istituzionali, ma gli stessi parlamentari verdiniani non escludono la possibilità di formare un rassemblement alle prossime elezioni politiche con Scelta civica e Area popolare. In queste ore concitate circolano voci su possibili contatti in corso tra i «fittiani» e gli uomini vicini a Matteo Renzi. Ma i parlamentari vicini all'europarlamentare pugliese smentiscono con decisione e accusano i verdiniani di mettere in giro queste voci. Una puntualizzazione chiara arriva da Cinzia Bonfrisco. «Siamo impegnati a costruire l'alternativa a Renzi e al suo governo. Non siamo mai stati interessati, né tantomeno lo siamo ora, a soluzioni opache contraddittorie rispetto al mandato elettorale, in cui non si capisce chi stia al governo e chi stia all'opposizione».

C'è poi il capitolo dei malumori assortiti della sinistra Pd legati alla possibile «sostituzione» con i verdiniani. Roberto Speranza, sul Corriere , definisce «folle» una riedizione dei «Responsabili», «un ruotino di transfughi guidati da Verdini e D'Anna come arma per evitare la discussione con chi rappresenta una posizione diversa». Il Pd, spiega, si trasformerebbe in altro, «il partito dove c'è dentro tutto e il contrario di tutto e dove scompaiono i confini tra destra e sinistra. È un'idea sbagliata, non sfonda sul fronte moderato e rischia di farci perdere un pezzo dell'elettorato tradizionale».

In teoria la maggioranza, accogliendo i transfughi e mantenendo i 25 della minoranza dem potrebbe attestarsi al Senato attorno a quota 183-184 contro i 126 dell'opposizione. In soccorso al premier sono arrivati negli ultimi giorni due parlamentari ex M5S: Alessandra Bencini e Maurizio Romani, diventando tre con Michelino Davico.

Sopra quota 180 quindi ci si arriva sommando i 113 del Pd (che senza i 25 sarebbero però 88), i 36 di Ncd (35 se Azzollini andrà ai domiciliari), i 12 verdiniani (più Bondi e Repetti), i 2 di Gal che votano con la maggioranza e i 19 delle Autonomie. È ovvio, però, che la tenuta di questo azzardato cocktail di parlamentari è davvero tutta da verificare.

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