La repubblica risarcisce il re

A Vittorio Emanuele 40mila euro per 7 giorni in cella da innocente. Colpa di Woodcock, lo stesso pm che indaga su Berlusconi

Lo Stato dovrà risarcire Vittorio Emanuele di Savoia per ingiusta detenzione. Quarantamila euro, niente rispetto al danno che magistrati sciagurati hanno provocato a «sua maestà», all'immagine dell'Italia e alla storia. Tanti se si considera che la sua carcerazione durò solo sette giorni, nel giugno del 2006. Su ordine del pm napoletano Woodcock, Vittorio Emanuele fu arrestato alla frontiera tra Como e la Svizzera e trasportato in auto e in manette fino al carcere di Potenza. Per Woodcock, il capo di casa Savoia era alla testa di un'associazione a delinquere che si occupava, tra l'altro, di gioco d'azzardo e di prostituzione. Cinque anni di processi e ben quattro tribunali hanno sentenziato in via definitiva che era tutto falso. Vittorio Emanuele è stato assolto «per non aver commesso il fatto». Truffe e prostitute erano solo nella mente malata di magistrati senza scrupoli a caccia di notorietà. Paghiamo noi, ovviamente, e continueremo a farlo perché neppure il prode Renzi avrà il coraggio di passare dalle parole ai fatti sulla responsabilità civile dei giudici. Ma non solo.

Un magistrato, Woodcock, che si è ingiustamente accanito con tanta ferocia e determinazione contro un innocente, in un Paese normale sarebbe stato messo a riposo. E invece niente, in Italia i pm più sbagliano più fanno carriera. Una mattina, tre anni fa, su suo ordine mi ritrovai i carabinieri in casa per perquisire me e le mie cose. Una bufala, finita ovviamente in niente, ma nulla in confronto ai danni che quel pm sta ancora facendo. Dal re è passato al premier (oggi ex) Silvio Berlusconi. È infatti targata Woodcock anche l'inchiesta farlocca sulla presunta compravendita di voti in Parlamento che vede sotto processo il Cavaliere (se fosse reato convincere un deputato a cambiare casacca, Napolitano ieri e Renzi oggi andrebbero all'ergastolo). In molti casi, soddisfare l'ego ipertrofico giocando con la vita delle persone - meglio se famose - e la reputazione di un Paese, è sport praticato dalla nostra magistratura.

È inaccettabile che non solo ciò resti impunito, ma che alle toghe sia concesso di reiterare il reato.

Che nel caso era stato ancora più grave di quelli perpetuati quotidianamente. Perché una Repubblica seria non si può permettere ingiustizie così gravi e gratuite nei confronti di una famiglia a cui deve la fondazione dello Stato che oggi (male) amministra.

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