"Sì ai Giochi del 2026" Mattarella si schiera e isola i Cinque Stelle

Il Colle sponsor di Milano-Cortina. E lancia l'allarme clima: «Sull'orlo di una crisi globale»

"Sì ai Giochi del 2026" Mattarella si schiera e isola i Cinque Stelle

Roma Sull'autonomia regionale no, dice Sergio Mattarella, non posso proprio dire niente. «Sono problemi di cui si stanno occupando governo e Parlamento», spiega, e quindi non è il caso che il Quirinale prenda posizione. Sui Giochi invece, sì che può intervenire e infatti, appena lo sollecitano, non si fa pregare. «Ma, presidente Zaia, posso esprimermi sulle Olimpiadi, che considero un'occasione di grande importanza, non soltanto per le Regioni e le città protagoniste, bensì per l'intera Italia. Le assicuro tutto il sostegno e l'appoggio possibile». Dunque il Colle si è schierato: l'operazione cinque cerchi s'ha da fare, il Paese non può farsi sfuggire questa «opportunità» di crescita e investimenti, M5s e quelli che remano contro si diano una regolata.

Il capo dello Stato è a Longarone per l'anniversario della tragedia del Vajont. Il tema forte del suo discorso è un appello alla politica per salvare l'ambiente: «Siamo sull'orlo di una crisi climatica globale, per scongiurare la quale occorrono misure concordate a livello globale». Ma sembra che non aspetti altro che di parlare dei Giochi e così, non appena Luca Zaia gli ricorda «la partita della candidatura Milano-Cortina d'Ampezzo» e gli chiede una mano, lui offre subito la piena copertura istituzionale. «So quanto lei è sensibile a questo argomento - dice il presidente del Veneto - Due grandi comunità unite, Milano e Cortina. Per noi sarebbe come realizzare un sogno che era considerato utopia fino a poco tempo fa. Oggi siamo alle battute finali, abbiamo un bel dossier e abbiamo bisogno del suo aiuto, delle sue relazioni, di tutto quello che può aiutarci». E Mattarella raccoglie l'invito promettendo che farà «tutto il possibile».

Le montagne delle Olimpiadi ma anche le montagne delle grandi tragedie. Se nel 1963 la diga del Vajont fece più di duemila vittime, lo scorso autunno la tempesta Vaia ha provocato altri morti nel bellunese. Il clima è impazzito, il territorio cede e la politica mondiale non sta facendo abbastanza. «Gli sforzi compiuti nelle conferenze internazionali hanno conseguito risultati significativi ma parziali e ancora insufficienti. Non basta limitarsi a evocare la straordinarietà di fatti che si affacciano prepotentemente, per giustificare noncuranza verso una visione e progetti di più lungo periodo. È un incauto esercizio da sprovveduti».

Gli eventi estremi, ormai, continua il capo dello Stato, sono anche affari nostri. «Sentire parlare della desertificazione di ampie fasce delle terre africane o dei violenti tifoni nei Caraibi, sulla costa occidentale degli Stati Uniti o in Asia, appariva qualcosa di remoto, che non ci riguardava». E invece «mai come in occasione della tempesta Vaia è stato chiaro che i mutamenti climatici nel mondo comportano effetti pesanti anche sull'ambiente del nostro Paese e sulle nostre condizioni di vita».

E in attesa che i grandi del pianeta si mettano d'accordo, qualcosa intanto si può pur fare.

«Qui in Veneto abbiamo avuto un esempio di come la attivazione della rete di Protezione civile abbia mitigato le conseguenze del disastro sulla base di accurate previsioni meteorologiche». Conclusione: «La tutela ambientale e idrogeologica, accompagnata dall'uso razionale delle risorse, è amica delle persone, ne salvaguarda la vita e difende il futuro delle nostre comunità».

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