Scrivono «Viva la libertà» e oscurano con le lenzuola il manifesto anti abortista

Esposto davanti alla clinica Mangiagalli da infermieri pro vita. «Ma qui è inutile e crudele»

Sabrina Cottone

Milano Due lenzuola coprono il manifesto spot per le nascite e contro l'aborto davanti alla Mangiagalli di Milano, una delle più note cliniche ginecologiche d'Italia. «Non fermare il suo cuore. Avrà il tuo sguardo, il tuo cuore e sarà coraggioso, perché tu lo sei» si legge accanto all'immagine di una mamma con un neonato e a un'altra foto, che mostra l'ecografia di un bimbo in pancia. L'hanno affisso, con regolare permesso, l'infermiere Giorgio Celsi e i volontari di Ora et labora in difesa della vita e dal settembre scorso ha attirato lo sguardo dei passanti e anche di mamme e papà, perché si vede anche da dentro, dalle sale dove si fanno le visite e dall'anticamera di quelle in cui si praticano gli aborti.

A criticarlo e a partecipare all'azione di gruppo che nella serata di domenica l'ha coperto con lenzuola e scritte «Viva la libertà» e «194 è una legge dello Stato», la ginecologa ed esponente di sinistra Alessandra Kustermann. Contro il primario della Mangiagalli è stato annunciato un esposto all'Ordine dei medici di Milano e una denuncia in Procura. E se Celsi, pronto a portare il caso in tribunale, sottolinea come nella Giornata della vita, che cadeva proprio domenica, sia stata «boicottata la pubblicità pro vita», la Kustermann dice di non temere nulla: «Non è stato compiuto un atto illegale: il manifesto è stato coperto e non distrutto. Abbiamo messo due lenzuola senza scotch». La concessionaria pubblicitaria, intanto, per evitare polemiche, ha deciso di ritirare il manifesto.

Alla Mangiagalli si praticano 45 aborti la settimana, di cui 5 o 6 del secondo trimestre, su feti con malformazioni. Sono 180 al mese. «A 60 donne il manifesto non fa né caldo né freddo. Altre magari escono, guardano in alto e lo vedono: perché alimentare il loro senso di colpa?». E se servisse a far cambiare idea a una mamma incerta? «Se l'avessero messo davanti ai consultori, quando è il momento in cui le donne iniziano a decidere, poteva avere un senso - risponde Kustermann -. In metropolitana può avere un senso, davanti alle chiese o alle scuole ancora di più, perché ha una funzione educativa. Ma chi arriva alla Mangiagalli ha già preso la decisione finale e allora non ha senso, è crudele. Noi stiamo facendo il possibile perché ci siano spazi di riflessione per la donna, perché sappia che esistono bonus bebè, case di edilizia popolare, sconti sugli asili nido». E se qualcuna cambiasse idea proprio all'ultimo momento? «Capita, anche se è raro: non si presentano o decidono di andare via. Noi le accompagniamo. Fosse anche una sola vita che prosegue, ne vale la pena. Ma non cambi idea perché hai visto un manifesto».

Tutt'altra la posizione dei volontari di Ora et labora, che si riuniscono anche per pregare. «Mi è capitato di parlare con genitori che hanno avuto dubbi per il manifesto» racconta Celsi. Critica l'oscuramento: «È palese la contraddizione di quanti proclamano Viva la libertà mentre censurano la libertà di espressione sancita dall'articolo 21 della Costituzione».

E ancora: «La 194 è stata concepita anche per riconoscere il valore della maternità. Non è solo diritto, ma dovere degli enti pubblici, mettere in atto tutte le misure atte a tutelare la vita nascente, in ossequio alla 194».

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