"Dal Sud 7 militari su dieci. Più attenzione alla Difesa"

Il capo di Stato maggiore: "Serve almeno il 2% del Pil Potremmo trasferire in meridione attività logistiche"

"Dal Sud 7 militari su dieci. Più attenzione alla Difesa"

Herat (Afghanistan) Generale Enzo Vecciarelli, cosa servirebbe più alla Difesa?

«Innanzi tutto una maggiore cultura della Difesa, e quindi una maggiore comprensione di quello che la Difesa fa e potrebbe fare ancora di più per il Sistema Paese. In parallelo, una volta presa coscienza di ciò, verrebbe spontaneo, a mio avviso, investire di più nelle Forze armate, considerando l'avanguardia del sistema nazionale ed il ritorno per l'Italia. Perché di sicurezza c'è bisogno nel mondo e, in particolare, in quella parte di mondo a noi vicino come i Balcani occidentali, il Medio Oriente, il Nord Africa e il Sahel. Servirebbe quindi un budget superiore. Non a caso per il resto del mondo, almeno di quello occidentale, è il 2 per cento (tra rapporto di Pil e budget della Difesa) il valore che viene preso a riferimento. L'Italia è all'1,2 e figura al 23esimo posto tra i 29 Paesi della Nato. Questo come conseguenza di un ipofinanziamento degli ultimi 10 anni».

Riuscite comunque a essere efficienti?

«Nonostante tali premesse tentiamo di mantenere il sistema in efficienza per quanto più possibile. Il 74 per cento del budget va al personale, il rimanente 26 tra potenziamento e investimenti. Tuttavia questa percentuale così alta per le spese di personale non significa che i nostri uomini e donne navighino nell'oro. Infatti gli stipendi medi per l'80 per cento vanno tra 1.500 e 2.200 euro. Considerati i sacrifici richiesti in Patria e all'estero il compenso economico andrebbe aggiornato».

Ma il 26 per cento per l'efficientamento dei sistemi non è poco?

«Come dicevo, anni di ipofinanziamento ci hanno portato a questa situazione. Quando la coperta è corta non si scalda tutto il corpo e ci sono parti di esso che rimangono scoperte. Alcuni esempi: la difesa anti aerea e missilistica e l'ammodernamento delle linee carri e certamente dovremmo poter investire di più nei due nuovi domini quali quelli della cyber e della digitalizzazione».

Ha fatto riferimento alle aree di crisi intorno a noi. Quali la preoccupano di più?

«Più che preoccupazioni vedo opportunità per l'Italia. A noi i Paesi come quelli dei Balcani occidentali, ma anche molti del Medio Oriente e del Nord Africa fanno riferimento per poterli aiutare a creare un sistema che garantisca stabilità, sicurezza e, quindi, sviluppo sociale ed economico. In questi termini la Difesa è un tesoro nascosto dell'Italia».

Quali progetti avete per il personale?

«Circa il 65/70 per cento dei nostri uomini e donne proviene dal Sud Italia. Per me è ipotizzabile sotto il profilo concettuale lo spostamento di parte delle funzioni logistiche e formative al Sud, salvaguardando una equa distribuzione di quelle operative su tutto il Paese. Certamente non è qualcosa che si può fare tout-court nell'immediato e senza un convinto coinvolgimento della politica e delle istituzioni locali. Ci vorrebbero degli investimenti ulteriori e bisognerebbe abbandonare infrastrutture e sistemi che oggi funzionano e sono ben integrati nel tessuto sociale, ma considerata anche la vetustà di alcune di queste infrastrutture, si potrebbe pensare a piani di investimenti per il Sud».

Con il riordino delle carriere qualcosa è cambiato?

«Ministero e Stato Maggiore della Difesa hanno lavorato per ottenere miglioramenti ordinativi ed economici. Per troppi anni abbiamo aggiunto toppe a colori a un canovaccio troppo liso. Quello che abbiamo raggiunto non è la panacea. Bisogna non fermarci, ma continuare a migliorare la condizione dei nostri militari. Va compresa la difficoltà in cui il personale opera e va presa coscienza che il sistema Difesa non è un costo per il Paese, ma un investimento. Solo allora verrà spontaneo considerarci una risorsa su cui investire e da cui il Paese può trarre vantaggi».

Quale strategia servirebbe per il Paese, visti gli scenari internazionali?

«Una strategia che stiamo proponendo è quella che ho definito dei viali complanari.

Ovvero una più elevata e qualificante partecipazione nelle alleanze con Nato, Europa e Nazioni Unite e uno sviluppo parallelo di operazioni multilaterali o bilaterali tese a una maggiore salvaguardia dell'interesse nazionale nelle aree di primaria importanza per il Paese». ChG

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