Valanga di colpe

L'allarme ignorato per ore. Spazzaneve fermi, ritardi, strade bloccate. E più di 28 milioni di euro donati dagli italiani non sono ancora stati spesi

Valanga di colpe

Sarebbe bastato uno spazzaneve, un maledetto e banale spazzaneve e oggi non saremmo qui a piangere altre trenta vittime. Uomini, donne e bambini che da ore aspettavano nella hall dell'albergo Rigopiano di Farindola, sul costone del Gran Sasso, con le valigie fatte pronti a mettersi in marcia per tornare a valle e uscire da una situazione critica. Una partenza rinviata di ora in ora perché di mezzi non ce n'erano o chissà dov'erano. È arrivata prima la valanga che ha spazzato via tutto e tutti.

Ma come si fa? Quelle valli pullulano da mesi di soccorritori straordinari, uomini e donne coraggiosi e generosi, ma anche per loro arriva il limite del possibile se il sistema è inadeguato. Negli stessi minuti in cui la valanga rotolava, i vertici operativi di Vigili del Fuoco e Protezione Civile erano ospiti nel salotto di Porta a Porta a spiegare agli italiani che tutto era sotto controllo. Tutti gli altri chissà dov'erano, perché l'allarme lanciato dall'unica persona che aveva saputo con certezza dell'accaduto è stato per ore respinto e ignorato. E siamo arrivati al punto che trenta persone - bambini e anziani - da tre giorni rifugiati in un garage al freddo e senza luce ieri mattina riuscivano a parlare in diretta con Myrta Merlino nel mattinale de La7 ma non con i soccorritori.

Fabrizio Curcio, capo della Protezione Civile, deve al Paese più di una spiegazione: la neve era prevedibile, anche nella sua eccezionale quantità, le richieste di aiuto erano arrivate. Dove diavolo erano le turbine spazzaneve dell'esercito, dove i mezzi pesanti, chi ha valutato non urgente andare a prendere quelle persone? Trenta disgraziati morti sì per una valanga ma temo anche di burocrazia e inefficienza: tocca a me, tocca a te, manca un timbro, oggi, domani, vedremo più tardi. E non ci si dica che questo «non è il momento delle polemiche». Purtroppo lo è, eccome.

Abbiamo confermato il peggior stereotipo dell'Italia che a volte ci rinfacciano dall'estero. Inadeguata. E non c'è da offendersi, c'è solo da chiedere scusa per sempre a chi ha perso i suoi cari per una morte che poteva essere evitata. Anzi doveva essere evitata.

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