Quei farmaci oncologici "negati" agli italiani

Diversi farmaci anticancro bloccati da burocrazia e tagli agli ospedali costringono i medici a prescrivere trattamenti meno efficaci e più invasivi come la chemio

Quei farmaci oncologici "negati" agli italiani

I farmaci oncologici biotecnologici, che colpiscono in maniera intelligente le cellule sane, non arrivano in corsia in Italia. Si tratta di farmaci contro il cancro, che non danneggiano le cellule sane. Terapie di ultima generazione, già approvate dall’agenzia per il farmaco europea (European Medical Agency), che, nelle more dell’attesa dell’autorizzazione Aifa (l’agenzia per il farmaco italiana), finiscono in una lista temporanea, appositamente creata dal decreto Balduzzi, (d.l.13 settembre 2012, n. 158). la cosiddetta lista Cnn, o fascia non negoziata, a totale carico delle strutture ospedaliere. Peccato che, secondo l'associazione oncologici italiani (AIOM) molti ospedali non hanno budget, e così ne impediscono agli oncologi la prescrizione.

Ecco le cure già esistenti ma non disponibili

Molte sono le tipologie di tumore, che colpiscono ogni organo: dunque non per tutte possono essere prescritti gli stessi farmaci. Ma per alcune di esse oggi c'è la soluzione: l'afatinib per il polmone, il Nivolumab per il melanoma, il Ramucirumab per curare lo stomaco.. Nella lista Cnn stazionano inoltre farmaci contro il tumore alla mammella positivo per HR2. Ma questa lista non negoziata è a totale carico della struttura ospedaliera. Ecco perché in molte regioni non viene utilizzata, mettendo in difficoltà l’oncologo, che, nell’esercizio della sua professione e sotto la sua responsabilità, si trova a dover ripiegare su vecchie forme di chemioterapia, a causa dell’indisponibilità di questi ultimi ritrovati miracolosi, nella farmacia dell’ospedale. "Nell’intenzione della norma Balduzzi – spiega Paolo Marchetti, responsabile Oncologia S. Andrea di Roma e componente Aiom – la fascia Cnn doveva permettere agli oncologi di prescrivere i farmaci innovativi, che avevano già superato lo screening dell’Ema, European Medical Agency; l’agenzia europea per il farmaco, nell’attesa che venissero contrattati da Aifa. Di fatto però – aggiunge Marchetti – questa lista di “ interregno” tra il via libera europeo e quello nazionale Aifa, non ha mai funzionato. Questi farmaci mediamente arrivano a costare ad ogni struttura fino a 12 milioni di euro all’anno e sono a carico della struttura che li prescrive, fin quando l’Aifa non si pronuncia. Si consideri che un solo medicinale può comportare una spesa extrabudget di 1 milione di euro: quanti ospedali sono in grado di pagare?".

L'Italia fanalino di coda nell'adozione dei nuovi farmaci

Fino ad oggi, secondo le stime di Farmindustria, l’agenzia del farmaco italiana ha impiegato di media circa 300 giorni per concludere la contrattazione con le case farmaceutiche e sdoganare i farmaci nella nostra penisola. Una contrattazione lunghissima, se si considerano i 38 giorni della Germania, i 61 dell’Inghilterra e i 221 della Francia. (fonte Farmindustria). Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha tentato di ovviare al problema introducendo un tetto di 100 giorni alla contrattazione Aifa.. Ma rimane il problema dei prontuari regionali, che sono di fatto ulteriori manovre dilatorie all'adozione delle nuove cure. Il cosiddetto Ptor (prontuario regionale) è infatti un doppione, uno screening aggiuntivo all’Aifa, adottato da quasi tutte le regioni, eccezion fatta per il Trentino Alto Adige, il Piemonte, la Lombardia e le Marche.

Sono più di 500 le novità in campo farmacologico

La ricerca prosegue e a breve metterà a disposizione del mercato altre centinaia di farmaci innovativi: allo studio ce ne sono oggi 111 per la cura della mammella, 66 per il colon, 121 per il polmone, 117 per la cura del linfoma, 94 dedicati alla prostata e 67 per il melanoma. "Occorre ripensare alla spesa sanitaria in Italia – commenta il Presidente di Farmindustria Massimo Scaccazbarozzi. I fondi ci sono, ma sono distribuiti male: non c’è un tetto di overspending in nessun settore della sanità, tranne quello della farmaceutica".

Alla domanda se si possa ipotizzare una contrattazione centralizzata europea del farmaco salvavita, Scaccabarozzi risponde: "quel che c’era da fare l’ha fatto il Ministro Lorenzin, con il tetto dei 100 giorni per le determine Aifa".

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