A Sant’Ambrogio il «bestiario» di Gianna Moise

Negli ultimi tempi anche Milano è diventata il palcoscenico di felici dialoghi tra luoghi sacri e arte contemporanea. Esperienze come le videoinstallazioni dell’artista americano Bill Viola alla Basilica di San Marco oppure le esposizioni estive del Museo diocesano hanno aperto la strada a progetti «site specific» suggestivi e interessanti. L’ultimo è quello che si apre domani nell’antico oratorio della Passione alla Basilica di Sant’Ambrogio, un luogo di magica bellezza non nuovo a mostre d’arte. Protagonista, l’artista milanese Gianna Moise, che ha realizzato per il luogo un progetto intitolato «Arche-tipi, le forme in cui il silenzio appare». La mostra consta di un ciclo di opere dell’ultima produzione della Moise, che è artista figurativa abituata ad utilizzare diversi linguaggi, dalla pittura alla scultura alla fotografia. Per Sant’Ambrogio, mette in mostra un mondo animale magico e surreale, creature silenziose realizzate con un originale pountillisme su supporti artigianali e industriali. Gli archetipi della Moise sono pesci, insetti e altri animali che raffigura in un concerto di colori primari dove la forza della materia crea uno spiazzamento visivo quasi optical. Sul piano concettuale, queste figure rappresentano simboli di un mondo interiore dominato dall’assordante silenzio della natura. La mostra, curata da Alessandra Redaelli e promossa da Arteutopia, col contributo di Estée Lauder, presenta 60 opere inedite, tra cui anche le sfere di plexiglass che appartengono al ciclo scultoreo.

«L’artista - afferma la curatrice - cattura l’essenza delle creature che dipinge. Dove il colore si raggruma in gocce turgide e il supporto - ruvido cartone traforato a trama larga - assorbe l’aria e i pigmenti per restituirli come una vibrazione vellutata».

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